Negli ultimi tempi, in piena campagna elettorale, è affiorata la questione sull’acquisizione di Alitalia. I problemi di Alitalia non sono una novità degli ultimi giorni, si sono alternati vari governi mentre la società è piano piano sprofondata, un po’ come il problema dei rifiuti in Campania. La campagna elettorale ha consentito, così, ai soliti noti di parlare e contraddirsi ed essere contraddetti a più riprese su una eventuale cordata italiana. Al momento il destino più credibile per Alitalia è l’acquisizione da Air France. Tuttavia c’è chi afferma che l’azienda non deve passare in mano straniere. Diceva Samuel Johnson: «Il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni». Questo è indubbiamente vero: basti considerare le famose scalate di Unipol a Bnl e della Bpl ad Antonveneta, i vari italici Consorte, Fiorani & C. appoggiati dall’ex capo di Banca Italia, Fazio; quelle azioni illegali furono tutte fatte in nome dell’Italia e dell’italianità. Peccato che i primi a pagarne le spese furono i piccoli azionisti e tutta quella gente è stata inquisita.
Le parole di oggi sulla cordata italiana non fanno altro che far riaffiorare lo spettro delle scalate passate. Ma ad una prima analisi, sembrano più trovate da campagna elettorale, fatte per racimolare i voti degli stupidi.
Tutto ha avuto inizio dalla comunicazione urbi et orbi di Silvio Berlusconi di fare una cordata italiana, pur di non cedere Alitalia ai francesi. In particolare ha esordito con affermazioni del tipo:

“Dopo l’annuncio della mia contrarietà, Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all’ingresso di Air One.”

“Anche io sarei disponibile ad un sacrificio, ma mi accuserebbero subito di avere un interesse. Potrei partecipare alla pari degli altri, ed anche i miei figli credo che non direbbero di no. La regia dell’operazione resterebbe ad Air One, che potrebbe sfruttare le sinergie con Alitalia. Dietro di lei altri imprenditori e naturalmente delle banche, tra le quali Banca Intesa, che domani , mi dicono, terrà un cda in cui dovrebbe dare via libera all’operazione”

Oggi ha anche aggiunto:

“Benetton, Ligresti, Eni, Mediobanca, ecco la cordata”

Ecco alcune risposte:

“Ma dove sono poi queste cordate strillate sulla stampa e mai pervenute all’azienda?”. Lo ha detto il presidente di Alitalia Mauruzio Prato in polemica con Silvio Berlusconi, aggiungendo che le “possibili cordate appoggiate dalle banche poi farebbero gravare il debito sull’azienda”.

Intesa smentisce Berlusconi: “Alitalia non è all’ordine del giorno”

Nessun contatto tra Berlusconi e Palazzo Chigi

Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha “assolutamente nulla sul tavolo” riguardo a Alitalia: lo ha sottolineato l’amministratore delegato dell’istituto, Corrado Passera

[...]della cordata non faranno parte i figli del Cavaliere: “Dopo le strumentalizzazioni della sinistra vieterei il loro ingresso”.

“Alitalia non è oggi nell’agenda di Eni”. E’ quanto ha sottolineato l’ad del gruppo petrolifero, Paolo Scaroni

“Mediobanca non ha allo studio alcuna ipotesi di cordata nè di ingresso nel capitale Alitalia”. Lo riferisce un portavoce dell’istituto

Questo gioco sui figli che prima partecipano e dopo no, sulle banche e società che dovrebbero partecipare ma in verità smentiscono, sarebbe anche divertente.
Purtroppo non è così. Questo comportamento viene contemplato dal codice penale come insider trading, come spiega giustamente Antonio Di Pietro:

“Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e leader dell’Italia dei Valori rispondendo a una domanda dei giornalisti su Alitalia durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. “Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano - ha aggiunto - annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale”.

Come conseguenza, queste dichiarazioni provocano un’oscillazione continua e forte del titolo Alitalia in borsa, con buona pace dei risparmi dei piccoli investitori.

[Tutte le citazioni sono prese da Repubblica.it]

Ho scritto un articolo, diviso in due parti, sul neoliberismo, mesi fa. Oggi ne torniamo un po’ a parlare.
Negli USA si inizia a parlare di recessione, questo sistema economico è fallito, come è fallito il “comunismo” sovietico, ma con conseguenze devastanti a livello planetario, come ho spiegato nell’altro articolo. E così, mentre gli economisti (neo)liberisti si rendono conto che coloro che passavano per oro era fango, inizia la fuga dalla nave che affonda. Tutti a rinnegare e ad affermare che forse un intervento dello Stato nell’economia è necessario e che non si può lasciare tutto a un libero mercato malato e in mano a sciacalli.
Basta considerare l’ultimo libro dell’ex ministro dell’economia del governo Berlusconi, Tremonti Giulio, che da molti è stato visto in chiave no-global. Questo appare un po’ eccessivo, però è da notare un passo indietro da parte del massimo esponente economico dello schieramento che ha sempre propugnato il liberismo come Vangelo. Tremonti afferma fra l’altro la necessità di un intervento protezionistico dello Stato sull’economia e di rifuggire dagli eccessi di una globalizzazione incontrollata. Meglio tardi che mai, anche se siamo ben lungi da una critica seria alla globalizzazione e al marcio che porta con sé. Saranno dispiaciuti Reagan e Thatcher se il loro castello è crollato, ma c’è gente che oggi ne piange conseguenze ben più gravi: almeno quei due (e molti altri con loro) hanno un patrimonio, guadagnato soprattutto grazie al neoliberismo, su cui contare.

Che le liberalizzazioni non siano questa manna se ne sono resi conto anche in Italia, con l’ultimo giro di liberalizzazioni fatte dal morituro governo dell’Unione. Le liberalizzazioni delle licenze dei taxi e di altri servizi pubblici, per esempio, dovevano portare, in teoria, un miglioramento del servizio e un abbassamento dei prezzi. Invece non si è verificato nulla di ciò. Ovviamente perché nessuno tiene conto degli accordi, dei cartelli fra privati per la scelta di prezzi e servizi. E pensare che oramai dovrebbero essere cose risapute.

E’ scoppiato il caso Ciarrapico.
Introduzione su Giuseppe Ciarrapico. Ciarrapico è un imprenditore. Ex proprietario dell’acqua Ciappazzi, della Fiuggi, dell’A.S. Roma e altro.
Ora è deputato del Pdl, dopo aver ventilato di schierarsi in un primo istante col Pd e nonostante l’amicizia con Storace.

Oggi è la notizia del giorno. Ciarrapico ha avuto un’uscita infelice: “Mai rinnegato il fascismo”. Che poi novità non è. Ciarrapico è notoriamente un “fascio-andreottiano”. Ma d’altronde è realmente questo il problema di Ciarrapico?? Un Bossi, già macchiato di vilipendio alla bandiera, si è fatto, in passato e tuttora, sostenitore di concetti come la secessione o come il razzismo; e inneggia anche alla rivolta armata del popolo padano in caso di mancate vincita alle elezioni. Insomma i media vogliono farci credere che il problema di Ciarrapico sia l’amore per il fascio. Tra l’altro Ciarrapico, secondo un ormai ampiamente denunciato sistema italico, ha rinnegato quanto detto; e Fini ha pure applaudito. Beh forse è il caso di porre in rilievo un’altra questione su Giuseppe Ciarrapico.

Come ho riportato nell’articolo precedente Il concetto di processo politico, Bondi ha affermato che non presenteranno nel Pdl candidati con precedenti penali. Nel caso di Ciarrapico, e non solo, si raggiunge un livello di arte superiore.
Ciarrapico è stato già arrestato varie volte, ma non solo. Riportiamo da wikipedia:

Ciarrapico è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, ridotti in cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Il 18 marzo è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare. E’ entrato a Regina Coeli il 21 marzo e il 24 aprile gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
L’11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti. Dopo sette anni, quindi nel 2000, l’affarista fu definitivamente condannato. Tuttavia venne affidato in ragione della sua età, ai Servizi Sociali.
Condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, e condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in “detenzione domiciliare” per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.

Altro che dire: “Mai rinnegato il fascismo”. I problemi sono altri. Ma per i media importante è l’opinione e non i fatti. Come sempre. Ciarrapico può anche vantare di essere citato ampiamente in una canzone di Elio e le Storie Tese pubblicata nell’album “Peerla” e dal titolo “Sabbiature”. Questa canzone, fra l’altro cantata sul palco del 1 Maggio 1991, fu censurata dalla tv di stato. Riporto la parte di canzone che tratta Ciarrapico:

[...]E dirò di più,
urliamo anche ti amo a Ciarrapico.
L’attuale presidente della Roma.
Che non si capisce come abbia fatto,
lui vendeva il pesce,
c’ha una fedina penale lunga così.
Poi ha conosciuto Andreotti,
è diventato il re delle acque minerali,
ha avuto un prestito da Calvi di 39 miliardi
con cui ha comprato la Fiuggi.
E adesso è il personaggio del giorno
e ha fatto firmare la pace
tra Berlusconi e De Benedetti.
Allora gridiamogli ti amo.
Ti amo Ciarrapico.
Ti amo per quello che hai fatto,
ti amo per l’emissione di assegni a vuoto,
ti amo per la pubblicazione…
per le pubblicazioni oscene,
questo è amore,
e allora lui ha dato amore a noi
e noi gliene diamo a lui.
Urliamogli tutti ti amo Ciarrapico!
One, two, three, four!
Ti amo, ti amo Ciarrapico!
Ti amo Ciarrapico! Ma come no?
Dai in coro: ti amo, ti amo!
Ti amo, ti amo sì ti amo!

Anche questo blog si associa alla manifestazione di amore verso Ciarrapico. Perchè loro amano noi, e noi diamo amore a loro. Ti amo Ciarrapico!

Processo politico: dicasi processo politico qualsiasi processo intentato contro deputati del Pdl, indipendentemente dal fatto che il reato sia stato effettivamente accertato con prove schiaccianti.

Partendo da questa definizione ad hoc, possiamo giustificare le affermazioni dell’on. Bondi del Pdl:

Eventuali procedimenti penali che riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati, esclusi naturalmente quelli che, come sappiamo, hanno un origine di carattere politico costituiscono un motivo sufficiente di esclusione dalle liste, soprattutto per un partito come il nostro che ha sempre potuto vantare un’assoluta onestà da parte di tutti i suoi rappresentanti.

Sull’assoluta onestà dei rappresentanti di Forza Italia si può solo ridere, onde evitare l’impietoso svisceramento di liste fatte da decine e decine di condannati e inquisiti.
Possiamo, quindi, trarre la conclusione che l’essere iscritti al Pdl consenta di avere una immunità morale(e magari, un giorno, pure parlamentare), figlia della definizione di processo politico suddetta.

bpGianfranco Fini oggi in un’intervista a “La Stampa” ha avuto il coraggio di dire:

Credo che se uno è indagato o condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione, o che abbiano a che fare con l’ associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nella composizione delle liste ci fosse più rigore e più scrupolo. Parlo anche solo di opportunità: in attesa di sentenza definitiva si può anche saltare un giro.

Sta gente c’è o ci fa?? Perchè se ci fa, sono convinti che la gente è cretina! Va bene che chi vota per il “Popolo delle libertà” lo sarà. Ma gli altri, forse non tutti, no.
Prendiamo uno a caso. Non so. Silvio Berlusconi, leader del Pdl.

  • Processo a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Indagato insieme a Marcello Dell’Utri, deputato Pdl. Archiviato per scadenza dei termini massimi.
  • Indagato a Firenze e Caltanissetta per concorso in strage nelle stragi di Firenze, Roma e Milano e di Palermo (Falcone e Borsellino), rispettivamente. Archiviato.
  • Processo per corruzione per le tangenti alla Guardia di Finanza. I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi. II grado: prescrizione per 3 su 4 tangenti grazie alle attenuanti generiche. Cassazione: Assoluzione per insufficienza probatoria.
  • Processo “Lodo Mondadori” per corruzione giudiziaria a Milano. Prescritto grazie alla concessione delle attenuanti generiche (Previti per lo stesso reato è stato condannato, visto che non gli furono riconosciute le attenuanti generiche).
  • Processo “Sme-Ariosto” per corruzione giudiziaria a Milano. Processo ritardato grazie alla richiesta di spostamento del processo a Brescia (legge Cirami) e grazie al lodo Maccanico che impedisce i processi alle cinque più alte cariche dello stato, compreso il presidente del consiglio. Il Tribunale di Milano ha accertato di fatto il reato di corruzione ma l’imputato è stato prosciolto per prescrizione in I grado, e poi assolto nei gradi successivi. La legge Cirami e il lodo Maccanico sono leggi del governo Berlusconi, ovviamente.
  • Processo per corruzione dell’avvocato David Mills (a riguardo si veda l’ articolo precedente). Rinviato a giudizio. Ma molto probabilmente anche questo reato cadrà in prescrizione grazie alla ex-Cirielli (legge voluta sempre da Berlusconi).

Questi sono solo i processi per corruzione e associazione mafiosa, senza considerare gli innumerevoli altri per falso in bilancio, falsa testimonianza, ecc. Forse come dice Fini, visto che si è in attesa della sentenza per la corruzione di Mills, è il caso che il cavaliere salti un giro?? Ma no!!

Sui processi Imi-Sir, lodo Mondadori e Sme-Ariosto, Cesare Previti ha avuto gli stessi capi di imputazione del cavaliere ed è stato condannato per la mancanza di attenuanti generiche(lodo Mondadori).

Continuiamo con Marcello Dell’Utri, anche egli nelle liste Pdl. Nel 2004 è stato condannato, a Palermo a 9 anni di carcere, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

E chiudiamo con Alfredo Vito, attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera. Da wikipedia: “Il 18 marzo 1993 la Camera concede l’autorizzazione a procedere per voto di scambio nei suoi confronti: l’8 aprile dello stesso anno i giudici napoletani lo accusano di rapporti con la criminalità organizzata e corruzione e l’11 dicembre viene condannato a due anni con la sospensiva, dopo patteggiamento (dietro l’impegno solenne di ritirarsi per sempre dalla politica) e con la restituzione di cinque miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.”

Un sentito grazie all’on. Fini per averci dato occasione di ricordare alcuni (ma non tutti) “onorevoli” membri della sua coalizione.

Si avvicinano le elezioni. E’ giusto che chi ancora non sa, sappia qualcosa.
Durante gli ultimi cinque anni di governo Berlusconi ci sono state varie leggi ad personam, per salvare Berlusconi, Previti e berluscones(cit.) vari dai processi in corso. Si possono citare la legge sulle rogatorie, la legge sul falso in bilancio, la legge Cirami, la legge ex-Cirielli, il lodo Maccanico, la legge Pecorella e varie pro-berlusca-patrimonio quali la legge sul rientro di capitale estero, la legge per i condoni fiscali(legge Tremonti) e l’eliminazione della tassa di successione.
Nel caso che tratteremo in questo articolo entra in gioco la “ex-Cirielli” detta anche Salva-Previti. Questa legge, fra le tante, riduce, fino a dimezzare, i tempi di prescrizione dei processi, soprattutto per i reati dei colletti bianchi: corruzione, frode, ecc. Ciò implica che molti processi di Previti, e anche di Berlusconi, possono essere tranquillamente chiusi con un nulla di fatto grazie all’incipiente prescrizione.

Il processo per i fondi neri di Mediaset
Tutto nasce dall’avvenuta conoscenza, da parte degli inquirenti, di due società off-shore piazzate all’estero: Century One e Universal One. I nomi derivano, in modo originale, dalle famose case cinematografiche americane. Queste società sono riconducibili a PierSilvio e Marina Berlusconi, figli del cavaliere. I fondi neri nascono da un complesso sistema di creste. In maniera spicciola, Mediaset non acquistava in modo diretto le produzioni americane, ma tramite quelle due società off-shore, più altre ancora. In questo modo il prezzo delle produzioni lievitava, in modo spropositato, poichè al prezzo originale bisognava aggiungere la differenza di prezzo con cui veniva rivenduto alla seconda società, alla terza e così via. Peccato che tutte le società intermedie facessero capo a Berlusconi, anche se in modo indiretto.
Questo sistema di creste ha fruttato a cavaliere e amici 280 milioni di euro, inoltre su questi soldi non sono state pagate tasse e infine questo gonfiamento fasullo del bilancio ha consentito all’azienda Mediaset l’ingresso in borsa, nonostante i debiti. Rispettivamente abbiamo: appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. L’avvocato David Mills, marito di una ministra del governo Blair, è stato consulente di Berlusconi in Inghilterra ed era a conoscenza dei fatti. In un memoriale scritto ai colleghi afferma di aver coperto il sistema di società off-shore del cavaliere. Questi lo denunciano. E così Mills confermerà tutto ai giudici di Milano, dopo aver in prima istanza ritrattato.

Questo processo grazie alla ex-Cirielli rischia di andare in prescrizione entro febbraio 2008. I giudici hanno poco tempo per chiudere, facendo venire a galla la verità. Ma su il berlusconiano “Il Giornale” del 15 febbraio, leggiamo:

“‘Una moratoria ai processi in corso a carico del Cavaliere, non per trarne vantaggi, ma per evitare strumentalizzazioni politiche che sarebbero dietro l’angolo sia in caso di esiti positivi che negativi’. È con questa motivazione che gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini, legali di Silvio Berlusconi, si apprestano a chiedere ai giudici di Milano di sospendere i processi in cui è imputato l’ex presidente del Consiglio a causa della concomitanza con la campagna elettorale. Si tratta del procedimento sui presunti fondi neri relativi ai diritti tv di Mediaset e quello della corruzione in atti giudiziari in relazione alla testimonianza di David Mills. ‘In un primo momento avevamo pensato che si potesse andare avanti ugualmente - spiega Longo - poi ci siamo resi conto per ragioni di opportunità che è meglio di no, per evitare problemi’…”. Le istanze di sospensione dei processi saranno presentate ai giudici della prima sezione penale e a quelli della decima sezione”

Ecco la moratoria che serve, altro che la moratoria sulla pena di morte. E così ancora una volta, così come per i processi Sme-Ariosto, Imi-Sir e Mondadori, i legali di Berlusconi provano l’ennesima pratica legale per ritardare il processo e mandare tutto in aria grazie alla breve prescrizione merito di una delle tante leggi ad-personam.

Gianfranco Fini, a Matrix, condotto da Enrico Mentana, il 25/01/2008:

Ma le pare che io e Berlusconi siamo due ingenui e che in questo momento ci mettiamo a discutere di ciò che non è più nell’agenda politica, come ad esempio il Pdl, la legge elettorale o le prospettive di governo? Noi abbiamo il dovere di essere uniti per rispondere non solo agli elettori di centrodestra, ma alle esigenze del Paese di tutti gli italiani

Gianfranco Fini (non è un omonimo, è la stessa persona), oggi, a distanza di ben 2 settimane:

Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo delle liberta’ una unica voce in parlamento. Mi auguro che anche gli amici dell’udc vogliano contribuire a scrivere questa importante pagina della storia politica italiana. Il 13 aprile nascerà nelle urne un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Ppe e quindi alternativo alla sinistra

Mah…

Alcuni giorni fa una jeep italiana in Afghanistan è stata colpita da una mina. Fatto abbastanza frequente, sintomo di una guerra sbagliata, non ancora conclusa e, se conclusa, di certo persa.
Nulla di nuovo, insomma. Questo articolo nasce da alcune foto, della jeep in questione, finite sul web spagnolo, senza che lo stato maggiore sia riuscito a censurarle. Nascerebbe la questione censura, ma sono cose ormai note.

Torniamo alle foto suddette. Fra le tante che ho trovato sul sito dell’Espresso, mi voglio soffermare su questa.

Vi ricorda nulla il simbolo che ho cerchiato in rosso??? No?? Bene, anzi male. Ora guardate qui:

Togliete la svastica e otterrete lo stesso simbolo. Quest’ultimo è il simbolo degli Afrika Korps. Le “mitiche” truppe del generale Rommel inviate da Hitler in Africa.
E’ interessante e tristissimo vedere che le nostre forze armate abbiano certi esempi come guida, senza considerare il fatto che questa missione è falsamente considerata una missione di pace.
C’è da dire che anche le truppe tedesche nel 2006 furono beccate con un simbolo identico sui loro mezzi. In Germania la cosa si risolse con la sospensione dei militari. In Italia, sicuramente, anche se spero di no, la vicenda si chiuderà a tarallucci e vino … soprattutto vino.

A conferma di quanto detto nell’articolo “La morte ti fa bello” riporto uno stralcio di un articolo del Financial Times del 28-01-2008

“Malgrado l’incubo aritmetico al senato, il governo Prodi si è comportato in maniera sorprendentemente buona durante i suoi 20 mesi. L’evasione fiscale è stata drasticamente ridotta, e un deficit di bilancio pari al 4,4% del pil lasciatogli dal precedente governo Berlusconi è stato tagliato a circa il 2%. Il trend ascendente del debito pubblico è stato invertito. Benché la crescita sia stata fiacca, la disoccupazione è al livello più basso degli ultimi 15 anni, sotto l’8%. Benché Berlusconi abbia portato un benvenuto grado di stabilità restando in carica per l’intera legislatura, quello è stato l’unico risultato conseguito. Il suo governo non riuscì a realizzare alcuna rilevante riforma economica e permise alle finanze pubbliche di deteriorarsi gravemente. La sua agenda fu dominata dai suoi interessi personali e sfruttò il controllo del suo impero mediatico. Il suo comportamento erratico gli alienò la maggior parte dei partner europei”

Altro viene aggiunto, ieri, da Almunia:

Le definisce “politiche lodevoli da portare avanti”. Arriva dal commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia una sorta di riconoscimento per le politiche economiche del governo Prodi e un invito a continuare nel solco tracciato. Un governo che, continua Almunia, “ha avuto grandissimo successo nel ridurre il deficit, controllare la spesa pubblica e affrontare il debito”.
Il commissario, presentando la valutazione del programma di stabilità italiano, annunciato che “l’Italia, una volta che saranno notificati ad aprile i dati sul deficit del 2007 e una volta che avremo le previsioni del 2008 a maggio, con altissima probabilità vedrà abrogata la procedura per deficit eccessivo, aperta nei suoi confronti nel 2005″.
Dalla Commissione Ue, però, arriva un secco monito al nostro Paese. Nel rapporto sul programma di stabilità 2007-2011 si legge come “i progressi verso il suo obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio debbano essere più ambiziosi”, devono essere “raffrorzati per il 2008, sulla base dei positivi risultati del 2007″. Sottolineando, infine, come “nel 2008 il bilancio strutturale rischi di deteriorarsi sostanzialmente”, visto che “l’andamento dell’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine appare inadeguato”.
L’Italia, dunque, continua la Commissione Ue, pur riportando il suo deficit “ben al di sotto del 3% nel 2007″, resta tra i Paesi “a medio rischio sul fronte della sostenibilità di lungo periodo delle proprie finanze”. (da Repubblica.it)

Sabato 26 gennaio 2008 il presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro, si dimette.
Storia bizzarra. La sentenza di primo grado risale al 18 gennaio. Cuffaro è condannato a 5 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. In un paese serio, già all’inizio del processo, l’imputato si sarebbe dimesso, o di sua spontanea volontà o sotto invito dei vertici del suo partito (in questo caso l’UDC). Ma in Italia questo non è successo.
Il 18 Ottobre 2007 Cuffaro disse, alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7, la seguente:

La Sicilia non merita di avere un presidente della Regione condannato. Credo che il mio ruolo istituzionale mi imponga di dimettermi e di lasciare la politica. Subito, dopo la sentenza di primo grado, senza aspettare il verdetto della Cassazione: un’eventuale condanna vale da subito, dovrei continuare a fare il presidente della Regione da condannato e credo che la Sicilia meriti rispetto così come lo merita la magistratura anche se avrei preferito che anche la Procura avesse rispetto nei miei confronti

Buoni propositi.
Subito dopo la condanna, invece, ritratta:

Sono confortato, non sono colluso con la mafia e per questo resto presidente della Regione. Da domani torno al lavoro

Ottimo. Il tutto condito da squisiti cannoli siculi, festeggiamenti e applausi.
Da qui l’indignazione di molti politici e non, ma non dell’UDC (eccetto Tabacci).
Per quanto questa situazione sia surreale, il colmo del ridicolo si raggiunge con le dimissioni. Il 26 gennaio Cuffaro finalmente si dimette. E i commenti sono a sinistra “dimissioni giuste ma tardive”, a destra “grande senso di responsabilità”. Bum!
Fortunatamente c’è qualcuno che si informa sui fatti e dice la verità. Antonio Di Pietro (IdV) dice:

Non si dimette per scelta personale e senso di responsabilità, bensì per evitare un provvedimento che lo avrebbe obbligato a rassegnarle. Cuffaro anticipa una decisione dettata dall’ordinamento vigente, come ho ampiamente argomentato nella lettera che inviai giorni fa al presidente Prodi e ai ministri Lanzillotta e Amato. Le dimissioni di Cuffaro, quindi sono ben altro che un atto etico e morale. La grave condanna riportata e le motivazioni della sentenza non lasciano dubbi: le dimissioni erano e sono l’unica strada da prendere.

Finalmente! Nella sentenza si parla di interdizione dai pubblici uffici. Una norma della legge 55 del 1990, inoltre, stabilisce la rimozione dei consiglieri regionali qualora venissero condannati. Facciamo un altro passo indietro che conferma le parole di Di Pietro. Dispaccio ANSA battuto poche ore prima delle dimissioni di Cuffaro: “Sono tutti concordi sulla sospensione del governatore della Sicilia Cuffaro i pareri degli uffici legislativi dei ministeri. Gli uffici legislativi di Affari Regionali,Interni e Palazzo Chigi,al termine del primo ‘giro’ di confronto, hanno giudicato sufficienti gli elementi contenuti nella sentenza di condanna per decidere la sua sospensione dal consigliere regionale, e quindi da presidente della Regione. Per la stesura del parere definitivo si attenderebbe un ulteriore confronto”.
Cuffaro, appena saputa la fine che lo attendeva, ha solo giocato di anticipo, altro che dimissioni responsabili. Ma i media la verità non l’hanno affatto spiegata.
Presto si andrà a nuove elezioni. Nel mentre il nome del sostituto più quotato è quello di Raffaele Lombardo (Mpa). Ovviamente si cambia sempre in meglio. Passando da uno recentemente condannato a uno che invece è già stato arrestato due volte. Nel mentre il buon Totò si prepara per il prossimo Senato, sempre nelle fila dell’UDC.

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