Economia


Negli ultimi tempi, in piena campagna elettorale, è affiorata la questione sull’acquisizione di Alitalia. I problemi di Alitalia non sono una novità degli ultimi giorni, si sono alternati vari governi mentre la società è piano piano sprofondata, un po’ come il problema dei rifiuti in Campania. La campagna elettorale ha consentito, così, ai soliti noti di parlare e contraddirsi ed essere contraddetti a più riprese su una eventuale cordata italiana. Al momento il destino più credibile per Alitalia è l’acquisizione da Air France. Tuttavia c’è chi afferma che l’azienda non deve passare in mano straniere. Diceva Samuel Johnson: «Il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni». Questo è indubbiamente vero: basti considerare le famose scalate di Unipol a Bnl e della Bpl ad Antonveneta, i vari italici Consorte, Fiorani & C. appoggiati dall’ex capo di Banca Italia, Fazio; quelle azioni illegali furono tutte fatte in nome dell’Italia e dell’italianità. Peccato che i primi a pagarne le spese furono i piccoli azionisti e tutta quella gente è stata inquisita.
Le parole di oggi sulla cordata italiana non fanno altro che far riaffiorare lo spettro delle scalate passate. Ma ad una prima analisi, sembrano più trovate da campagna elettorale, fatte per racimolare i voti degli stupidi.
Tutto ha avuto inizio dalla comunicazione urbi et orbi di Silvio Berlusconi di fare una cordata italiana, pur di non cedere Alitalia ai francesi. In particolare ha esordito con affermazioni del tipo:

“Dopo l’annuncio della mia contrarietà, Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all’ingresso di Air One.”

“Anche io sarei disponibile ad un sacrificio, ma mi accuserebbero subito di avere un interesse. Potrei partecipare alla pari degli altri, ed anche i miei figli credo che non direbbero di no. La regia dell’operazione resterebbe ad Air One, che potrebbe sfruttare le sinergie con Alitalia. Dietro di lei altri imprenditori e naturalmente delle banche, tra le quali Banca Intesa, che domani , mi dicono, terrà un cda in cui dovrebbe dare via libera all’operazione”

Oggi ha anche aggiunto:

“Benetton, Ligresti, Eni, Mediobanca, ecco la cordata”

Ecco alcune risposte:

“Ma dove sono poi queste cordate strillate sulla stampa e mai pervenute all’azienda?”. Lo ha detto il presidente di Alitalia Mauruzio Prato in polemica con Silvio Berlusconi, aggiungendo che le “possibili cordate appoggiate dalle banche poi farebbero gravare il debito sull’azienda”.

Intesa smentisce Berlusconi: “Alitalia non è all’ordine del giorno”

Nessun contatto tra Berlusconi e Palazzo Chigi

Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha “assolutamente nulla sul tavolo” riguardo a Alitalia: lo ha sottolineato l’amministratore delegato dell’istituto, Corrado Passera

[...]della cordata non faranno parte i figli del Cavaliere: “Dopo le strumentalizzazioni della sinistra vieterei il loro ingresso”.

“Alitalia non è oggi nell’agenda di Eni”. E’ quanto ha sottolineato l’ad del gruppo petrolifero, Paolo Scaroni

“Mediobanca non ha allo studio alcuna ipotesi di cordata nè di ingresso nel capitale Alitalia”. Lo riferisce un portavoce dell’istituto

Questo gioco sui figli che prima partecipano e dopo no, sulle banche e società che dovrebbero partecipare ma in verità smentiscono, sarebbe anche divertente.
Purtroppo non è così. Questo comportamento viene contemplato dal codice penale come insider trading, come spiega giustamente Antonio Di Pietro:

“Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e leader dell’Italia dei Valori rispondendo a una domanda dei giornalisti su Alitalia durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. “Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano - ha aggiunto - annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale”.

Come conseguenza, queste dichiarazioni provocano un’oscillazione continua e forte del titolo Alitalia in borsa, con buona pace dei risparmi dei piccoli investitori.

[Tutte le citazioni sono prese da Repubblica.it]

Ho scritto un articolo, diviso in due parti, sul neoliberismo, mesi fa. Oggi ne torniamo un po’ a parlare.
Negli USA si inizia a parlare di recessione, questo sistema economico è fallito, come è fallito il “comunismo” sovietico, ma con conseguenze devastanti a livello planetario, come ho spiegato nell’altro articolo. E così, mentre gli economisti (neo)liberisti si rendono conto che coloro che passavano per oro era fango, inizia la fuga dalla nave che affonda. Tutti a rinnegare e ad affermare che forse un intervento dello Stato nell’economia è necessario e che non si può lasciare tutto a un libero mercato malato e in mano a sciacalli.
Basta considerare l’ultimo libro dell’ex ministro dell’economia del governo Berlusconi, Tremonti Giulio, che da molti è stato visto in chiave no-global. Questo appare un po’ eccessivo, però è da notare un passo indietro da parte del massimo esponente economico dello schieramento che ha sempre propugnato il liberismo come Vangelo. Tremonti afferma fra l’altro la necessità di un intervento protezionistico dello Stato sull’economia e di rifuggire dagli eccessi di una globalizzazione incontrollata. Meglio tardi che mai, anche se siamo ben lungi da una critica seria alla globalizzazione e al marcio che porta con sé. Saranno dispiaciuti Reagan e Thatcher se il loro castello è crollato, ma c’è gente che oggi ne piange conseguenze ben più gravi: almeno quei due (e molti altri con loro) hanno un patrimonio, guadagnato soprattutto grazie al neoliberismo, su cui contare.

Che le liberalizzazioni non siano questa manna se ne sono resi conto anche in Italia, con l’ultimo giro di liberalizzazioni fatte dal morituro governo dell’Unione. Le liberalizzazioni delle licenze dei taxi e di altri servizi pubblici, per esempio, dovevano portare, in teoria, un miglioramento del servizio e un abbassamento dei prezzi. Invece non si è verificato nulla di ciò. Ovviamente perché nessuno tiene conto degli accordi, dei cartelli fra privati per la scelta di prezzi e servizi. E pensare che oramai dovrebbero essere cose risapute.

Leggendo la notizia che impazza in questi giorni sui giornali (produzione di jeans sponsorizzati da un rom), ho pensato fosse il caso di parlare di boicottaggio. Mentre la massa di stupidi, leggendo la parola rom, ne approfitta per uscite più o meno razziste, senza capire una beata fava della notizia, c’è una fascia di persone che pensa, in maniera indubbiamente più lucida, quanto possa essere immorale un imprenditore che, pur di guadagnare, sfrutti un fatto di cronaca. Ma se iniziassimo a pensare che la colpa è nostra??
Chiedere moralità a un imprenditore è come chiedere bignè in un ferramenta. Ma d’altronde, se l’imprenditore decide di affrontare questa spesa di produzione è perchè ritiene di guadagnarci, perchè ritiene che ci siano i coglioni che li compreranno, grazie agli schifosi mass-media che pubblicizzeranno.
Cosa bisogna fare? Boicottare. Non comprare roba creata per speculare su disgrazie. Così come non bisogna comprare certi libri scritti da madri colpevoli di omicidio.
Il consumatore dovrebbe anche boicottare certi prodotti di cultura e intrattenimento che ci propinano i mass-media. E’ inutile criticare certa tv, certe trasmissioni con troni, tronisti, trombatori, certi reality show. E’ inutile criticarli perchè la tv è un’azienda che offre quello che l’utente domanda. Se nessuno guardasse certa roba, boicottando la tv, certa roba scomparirebbe.
Ma il boicottaggio da parte del consumatore dovrebbe colpire anche le grandi multinazionali che sfruttano i popoli del terzo mondo. Come non accadeva negli anni sessanta-settanta quando molte femministe sfilavano con magliette con su scritto “Women Liberation” mentre quelle scritte venivano fatte sfruttando il lavoro di altre donne, che in paesi poveri erano tutt’altro che libere, ma costrette a lavorare in condizioni disumane per pochissimi spiccioli.
Così come bisogna boicottare multinazionali come McDonald’s che rivendono roba che spacciano per cibo: questo anche per la salvaguardia della nostra salute. A riguardo vi faccio vedere un video che mostra la bontà delle patatine McDonald’s, cioè quei bastoncini gialli secchi salati (d’altronde son migliaia di anni che si sa che l’ipersalatura consente la conservazione dei cibi).


Boicottiamoli!!

nl2Si potrebbe pensare che se il neoliberismo uccide il Sud, ma arricchisce tutto il Nord. Ma le cose non stanno così. O almeno stanno così in parte. Il neoliberismo arricchisce i capitalisti del Nord, ma porta alla rovina il proletariato.
Come accennato nella prima parte, le grandi lobby hanno nei paesi del Nord un potere illimitato (tipo Superman, però in versione bastarda). I politici, dal canto loro, o sono succubi delle lobby (basta considerare le eventuali minacce di abbandono dei paesi nel caso di proposta di contributi fiscali più equi) o ne fanno direttamente parte (basta considerare che Bush, Cheney, Rumsfeld, Rice sono o sono stati parte di consigli di amministrazione di grosse lobby del petrolio, tipo Texaco e Enron). Considerato il loro potere, influenzano, direttamente o indirettamente, in modo massiccio, le politiche economiche dei paesi. Facciamo due esempi.

La privatizzazione delle poste in Svizzera o delle FS in Italia.
Consideriamo le prime. Le poste in Svizzera sono state privatizzate, alcuni anni fa. Cosa è cambiato?? 1. I prezzi sono aumentati. 2. Molte poste hanno chiuso perchè reputate non necessarie. 3. Nessuna miglioria nel servizio. Ma perchè l’imprenditore di turno chiude le poste?? Semplice. Se una posta è poco frequentata è inutile, l’imprenditore non ha umanità, guarda solo il suo profitto. Non importa a lui se un anziano non ha più la posta vicino, ed è costretto a usare mezzi per recarsi in un’altra posta. Se la posta implica guadagni sufficienti resta, se no chiude. Consideriamo le seconde. Le FS sono state privatizzate anni addietro. Risultati? 1. I prezzi sono comunque aumentati. 2. Il servizio è ancora più scadente. 3. Molte stazioni hanno chiuso; in certe stazioni hanno anche semplicemente chiuso i servizi igienici (per risparmiare retribuzioni)!! Cosa succede quando una posta o una stazione chiude??? Della gente viene licenziata. Poco importa che farà quella gente. E questo succede in tutte le aziende private. Dall’oggi al domani, un’azienda può anche decidere di fare una (maledetta) fusione con un’altra azienda. Dopo una fusione le quotazioni di quella azienda perdono sempre quotazione. Inoltre la fusione implica sempre un ridimensionamento della singola azienda, con conseguente eliminazione degli esuberi. Vale a dire: licenziamenti. E ovviamente è il proletariato a pagare. I capitalisti sono protetti dal cosiddetto “paracadute d’oro”, di cui parlerò a breve.

Il sistema sanitario degli Stati Uniti.
Riporto una notizia di circa un mese fa dal sito di Alice, che è il primo che mi ha mostrato google.
“Il capo della Casa Bianca ha posto il veto sullo State Children’s Health Insurance Program o Schip, il piano che dà la copertura sanitaria pubblica ai figli di coppie a basso reddito, approvato al Congresso con ampia maggioranza bipartisan. La legge avrebbe stanziato 35 miliardi di dollari aggiuntivi per più di cinque anni per un programma di sanità pubblica amministrato dagli stati. Le risorse aggiuntive sarebbero state coperte dall’aumento delle tasse sui prodotti derivati dal tabacco. I sostenitori del provvedimento dicono che l’aumento avrebbe coperto le spese sanitarie di circa 10 milioni di bambini. Secondo Bush, l’aumento della spesa avrebbe snaturato il programma, nato per far fronte ai bisogni dei bambini più poveri, costituendo un pericoloso passo verso un sistema sanitario pubblico”. Perchè? Se vinci un’elezione devi pagare un prezzo. E Bush lo sa bene. La vittoria di Bush su Gore è stata frutto dell’appoggio delle lobby del petrolio, ma anche del farmaco e altre. Potrebbe mai Bush fare un voltafaccia a chi lo ha aiutato? Ovvio che no. C’è anche da capirlo. Poverino. Peggio per quei bambini. Difendiamo l’interesse delle lobby ultramiliardarie.

Ma ora veniamo a un altro flagello che più di tutti vediamo sulla nostra egoista pelle, ma che comunque è nulla rispetto a quello che accade nel Sud: il precariato.
Giorni fa ho avuto il piacere di sentire una mente illuminata de “Il Sole 24 ore” uscirsene con una bella affermazione: “La flessibilità è necessaria e inevitabile”. Purtroppo, grazie ai media sempre servi delle elite, questa sta diventando una convinzione comune. Già, perchè il mercato del lavoro è madre natura, l’uomo non può intervenire. Certo, per la doxa neoliberista le cose vanno così, ma vallo a spiegare a uno che guadagna, dopo anni, 950 euro al mese per lavorare 8 ore al giorno, che con quella cifra non può farsi una famiglia, e che rischia a fine contratto di non vederselo rinnovato. Certo, posso immaginare che il figlio di quel giornalista non ha sicuramente problemi di precariato, quindi è facile, per il padre, parlare e filosofeggiare. Bene, il fatto che la flessibilità è necessaria e inevitabile, che il mondo deve andare così: è una stronzata. Sono riusciti a convincerci che non abbiamo alternativa al precariato, all’instabilità. Sono riusciti a convincerci che è giusto che un capitalista assuma un proletario a uno stipendio da fame, che lo sfrutti come vuole, ma che possa tranquillamente non rinnovargli il contratto dopo tot mesi o licenziarlo in tronco senza porsi il minimo problema (solo 1 su 25 passa a un lavoro stabile [dato dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i diritti del lavoro]). Quale dio ha imposto all’economia che il capitalista (che spesso è una persona incapace/incompetente) abbia tutto questo potere?? Sono state le lobby e i pensatori neoliberisti che son riusciti a guidare, verso la via della rovina, i governi nazionali (vedasi anche leggi Biagi e Maroni, in Italia). Governi nazionali, che invece di tutelare i servizi indispensabili per il popolo, mantenendoli statali, hanno preferito dare anima e culo ai veri potenti della Terra (quelli che Chomsky chiama grandi personaggi immortali).

D’altronde la differenza fra questi capitalisti e il proletariato si vede anche negli stipendi oltre che nella precarietà.
Consideriamo che nel 2006 vi sono stati 42 dirigenti a guadagnare sopra i 4 milioni di euro (da considerare che queste sono cifre ufficiali), con gente che arriva a toccare i 20 milioni di euro. Un “abbondante” stipendio proletario è pari a 1100 euro al mese, cioè 13200 euro l’anno contro 10000000 euro (medi del campione stimato, senza considerare tutti i premi che i capitalisti si autoelargiscono). Stiamo parlando di un rapporto superiore a 750! Questo implica che i vari Buora, Montezemolo, Tronchetti Provera valgono 750 volte un operaio che sta in catena di montaggio tutto il giorno. Questo più che assurdo, è vergognoso.
1. Il vero lavoro lo svolge la classe operaia, il plusvalore materiale o intellettuale lo mette lei. 2. Questa gente lavora molto meno tempo e in condizioni molto più agiate. 3. Questa gente non merita queste retribuzioni.
Su quest’ultimo punto è necessario soffermarsi. Le retribuzioni degli imprenditori sono decise dagli imprenditori. Quindi è abbastanza normale spiegarsi queste cifre. Inoltre questa gente ha realmente queste capacità?? Ovviamente no. Il capitalista medio è una persona furba ma di dubbie capacità, che una volta al potere si comporta da sanguisuga, assorbe le risorse dell’azienda, fa scelte imprenditoriali scellerate e la porta al fallimento (in Italia di questi casi ne abbiamo tantissimi, anche solo considerando il caso Pirelli-Telecom). Una volta che l’azienda è al collasso si procede all’eliminazione degli esuberi, cioè al licenziamento dei dipendenti. Ma cosa accade quando l’azienda fallisce?? Che fine fa il capitalista? Qui entra in gioco il succitato paracadute d’oro. Come si può capire dal termine, l’imprenditore in caso di fallimento destina (o ha già predestinato, vedasi i casi SwissAir e Merck) una buona uscita ultramiliardiaria, che consente da un lato una rilassante vecchiaia in una lussuosa villa e dall’altro preleva le ultimissime risorse a un’azienda già distrutta.

Tutto ciò ce lo vogliono passare per oro, mentre invece è solo merda.

nlIl neoliberismo è forse il più grande flagello di questo secolo e del secolo precedente, peggio dell’aids, di Bush o di certe trasmissioni televisive. Il numero di morti (fisiche e psicologiche) causate da questa ideologia foriera di libertà è ben superiore a quello delle grandi guerre dello scorso secolo.
Analizzeremo in questo post le differenze fra neoliberismo e liberismo, la psicopatologia che affligge chi sostiene il neoliberismo e come quest’ultimo sia oggi causa di morte nel Sud del mondo. Nella seconda parte analizzeremo i danni provocati dal neoliberismo nel Nord del mondo. Secondo molti, stolti, neoliberismo è equivalente di libertà.
Ho letto anche da qualche parte che neoliberismo equivale a “società libera”. Purtroppo le cose non sono così banali.

Il neoliberismo, prende spunto dal liberismo, peggiorandolo in maniera drastica, e ha come “padri fondatori”, conservatori come Reagan e Thatcher. Facciamo un passo indietro. I pensatori maggiori del liberismo furono Smith e Ricardo. In particolare Adam Smith è stato uno degli economisti più intelligenti della storia, al pari di Marx e Keynes. Nel suo “La ricchezza delle nazioni”, Smith proponeva la soluzione del mercato libero, postulando che un mercato libero si autoregoli. Inoltre capì che il liberismo crea disparità, gente molto ricca e gente molto povera. Tuttavia introdusse il concetto di “effetto a catena”(trickle-down effect) del liberismo, e cioè che al momento che un capitalista si arricchisce al punto di soddisfare i suoi bisogni vitali, penserà lui stesso a redistribuire il suo reddito in eccesso. D’altronde è anche vero, è sensato. Pensiamo ai vari capitalisti ultramiliardari, per esempio Bill Gates, cosa se ne fanno di tutto quel denaro??? Basterebbe solo una piccola parte del loro capitale per soddisfare qualsiasi bisogno primario ma anche qualsiasi loro vizio, vizietto che sia. Potrebbero tranquillamente redistribuire il capitale in eccesso ed estinguere subito il debito di tutti i paesi poveri del Mondo: per Smith sarebbe andata così. Ma purtroppo Smith non aveva fatto i conti con l’essere umano. Cioè non aveva capito che il tutto non si ferma al capitale, ma vi è un altro fattore: il potere. Le grandi lobby, coi loro infiniti capitali, hanno un immenso potere economico, ma anche politico, sociale, mediatico, ecc. E purtroppo la brama di potere dell’animale umano non ha limiti, non si sazia.
Questo è il grande bug del liberismo.

Vediamo meglio in cosa differisce il neoliberismo dal liberismo. Il neoliberismo si basa su degli “accordi di libero scambio” che vengono concordati dalle grandi lobby e dai politici imperialisti. Questi accordi prevedono l’imposizione di prezzi di monopolio e di altre misure altamente protezionistiche (nei paesi del Nord) a vantaggio delle multinazionali; escludono invece (nei paesi del Sud) tutte le misure che sono state utilizzate dai paesi del Nord per raggiungere il loro attuale stato di sviluppo, tra cui gli sforzi fatti dallo Stato per aiutare il popolo contro gli investitori. Inoltre garantiscono la libera circolazione dei capitali ma non dei lavoratori, che era uno dei principali dogmi della teoria di Smith. Definiscono il concetto di scambio in termini molto ampi includendo i trasferimenti interni delle società oltre i confini nazionali. Infine cercano di mantenere il dibattito economico lontano dalla visione popolare. Tutti gli storici dell’economia convengono che non vi è mai stato, in nessun paese, sviluppo economico durante una fase neoliberista dell’economia.

Gli stati che propugnano il neoliberismo non lo praticano. Basta considerare gli USA. Ogni qualvolta gli USA hanno applicato politiche neoliberiste all’interno del loro paese, eliminando quindi qualsiasi intervento statale, sono andati incontro a stalli economici o addirittura a recessione. Tuttavia lo hanno sempre applicato nei paesi da loro colonizzati: Cambogia, Haiti, El Salvador, ecc. Rendere libera l’economia dei paesi colonizzati è un grosso favore alle aziende americane (o del Nord in genere). Infatti dal momento che una multinazionale può competere alla pari con un piccolo produttore di un paese povero, lo distrugge. Se lo Stato non è in grado di difendere il piccolo produttore locale, che va incontro a spese maggiori di quelle di una multinazionale che sfrutta a piene mani da paesi in cui non pagano tasse e in cui la manodopera praticamente non viene retribuita, è normale che il produttore locale è destinato a chiudere, a morire di fame. Di certo i paesi neoliberisti non si sognerebbero mai di applicare questo neoliberismo alle industrie del loro paese che invece vengono protette.

Un’altra applicazione infame del neoliberismo è la privatizzazione a oltranza. La privatizzazione a oltranza di servizi indispensabili per la popolazione è applicata in paesi del Sud alla mercè dei paesi del Nord, ma anche in alcuni paesi del Nord (USA, Svizzera, come vedremo nella seconda parte). Questa è ottenuta anche tramite una drastica riduzione delle tasse alle imprese, che intacca la base imponibile riducendo all’osso il settore pubblico. Un esempio significativo è la privatizzazione delle vaccinazioni del bestiame in Guinea. In questa folle politica entrano in gioco FMI, WTO e Banca Mondiale. Queste sono la parte malata dell’Onu. Sono associazioni costituite da rappresentanti dei paesi ricchi, rappresentanti ovviamente strettamente legati alle lobby capitaliste, che impongono l’economia ai paesi poveri. Basta che un paese povero chieda un prestito alla Banca Mondiale per entrare in una morsa dalla quale non si libererà mai più. Poichè per ricevere il denaro, il paese povero dovrà sottostare alle politiche economiche di queste associazioni e quindi delle grandi lobby: entrerà in un circolo vizioso di impoverimento.
Tornando alla vaccinazione del bestiame. Il governo della Guinea ha introdotto anni addietro la vaccinazione del bestiame per evitare epidemie dannose. Cosa per altro giustissima. Dapprincipio i vaccini erano reperibili nelle piccole farmacie locali, i prezzi erano accessibili a tutti gli allevatori. Questo finchè i vaccini diventarono prerogativa delle multinazionali e dei loro brevetti. Nell’86 il FMI ordinò infatti lo scioglimento del servizio veterinario nazionale. Il tutto a discapito degli allevatori locali che in buona parte sono stati obbligati ad abbandonare il loro bestiame o a rivenderlo a prezzi ridicoli, visto che i farmaci in mano ai privati erano spesso scaduti(per assenza di controllo) o comunque a prezzi, decisi dalle multinazionali, superiori alle possibilità del piccolo allevatore.
Il giovane neoliberista di turno, convinto dal martellamento mediatico, dovrebbe dissentire su ciò, partendo dall’assunto che la privatizzazione e la concorrenza che ne deriva abbassa i prezzi. Questo assunto è SBAGLIATO! Basta anche vedere i prezzi della telefonia mobile in Italia, man mano che sono nate nuove aziende di telefonia. I prezzi non si abbassano ma vengono stabiliti da cartelli. Le società si accordano per fornire i loro servizi a prezzi simili e in questo modo possono rincarare i prezzi a piacere, creando un monopolio di cartello. E a differenza di un monopolio statale, il monopolio di cartello non ha umanità: ha il solo compito di incrementare i profitti aziendali fregandosene altamente della fornitura essenziale di servizi per il popolo. Questo tema verrà meglio approfondito nella seconda parte.