Maggio 2008


Il governo ha iniziato a lavorare con assiduità, donandoci da subito le prime perle. Si riparla di ponte sullo stretto, e pensare che l’appalto è in mano a Impregilo dal 2005, Impregilo famosa per aver gestito con dovizia i rifiuti in Campania. Si parla di detassare gli straordinari ma intervenendo solo sulla quota variabile. Si parla di centrali nucleari, pronte fra decine di anni, ma di terza generazione mentre gli altri paesi saranno alla quarta. Si parla di mutui, ma in realtà tornando ai tassi del 2006, qualora il tasso variabile non decresce, si pagherà ben di più: chi poteva pensare che le banche ci rimettessero soldi?

Ma la perla più bella arriva dalla lotta ai clandestini, con un articolato che non risolve affatto il presunto “problema”. A riguardo riportiamo un articolo pubblicato oggi sulla Stampa da Bruno Tinti, Procuratore aggiunto della Repubblica di Torino.

Piombiamo in un incubo quando leggiamo della nuova arma decisiva per la lotta all’immigrazione clandestina, dello strumento che risolleverà le patrie sorti e libererà l’Italia dalla piaga endemica dei clandestini: il nuovo reato di immigrazione clandestina, punito da 6 mesi a 4 anni. Chi dunque è immigrato clandestinamente in Italia, secondo i nostri Solone (trattasi di un celebre legislatore dell’antichità) commette reato.

Come ogni imputato, anche questo, che da adesso chiamiamo Alì Ben Mohamed, deve essere iscritto nel registro degli indagati. In verità è anche detenuto, perché Solone ha pensato di prevedere che l’immigrato clandestino deve essere obbligatoriamente arrestato. Siccome Solone ha anche pensato che Alì Ben Mohamed deve essere giudicato con rito direttissimo, nelle 48 ore il nostro viene portato in Tribunale. Per giudicarlo hanno lavorato un pm, un giudice, due segretari (uno del pm e uno del giudice), un cancelliere per l’udienza, un numero variabile di poliziotti (chi lo ha arrestato, chi ha fatto il rapporto, chi lo ha portato in carcere ecc.), la Polizia penitenziaria della scorta, un interprete e un funzionario amministrativo che gli ha liquidato il compenso che gli tocca. Tempo medio complessivo (senza considerare il lavoro di poliziotti & C) ore 2. In realtà quasi sempre il processo per direttissima non si farà; perché quel giorno di direttissime ce ne sono 15 o 20; non c’è solo l’immigrazione clandestina che prevede il rito direttissimo. Ancora si commettono reati di porto d’armi e ancora ci sono casi di direttissima per reati piuttosto gravi (per esempio traffico di droga); poi ci sono gli altri reati della Bossi-Fini che fanno concorrenza a questo nuovo arrivato. Insomma, nel 70% dei casi (ma sono ottimista) il processo sarà rinviato. A quando? Mah, da un mese a sei mesi.

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Mentre la maggioranza dei giornalistucchi italici fa quadrato attorno alla casta e Schifani - non sia mai che qualcuno attacchi il potere - c’è chi lotta per la difesa del cabaret propagandistico che riassunto in tre caratteri si chiama Tg4. La casta giornalistico-politica afferma, inerentemente al caso Travaglio, che non si può calunniare (che poi calunnia non è, ma esposizione di fatti e basta), non si può usare il servizio pubblico per attaccare il veltrusconismo e il suo passato. Fermandosi a questa affermazione, si vuole denunciare che è ingiusto che la tv pubblica, pagata coi soldini della gente, sia in qualche modo faziosa.
Il concetto di faziosità è ampiamente ribaltabile: forse non è fazioso il giornalista che nasconde fatti e narra solo storielle per compiacere il potente? Ma la cosa più tragicomica è che, cari contribuenti, non si paga solo la Rai, ma si paga anche Rete4. Ma come?? Forse che Rete4 e il buon Emilio Fede - giornalista indubbiamente obiettivo e super partes - non sono pagati dal temerario Cavaliere conflittuato di interesse? Beh sì, in un certo modo. Ma c’è un ma e anche costoso: 350.000 euro al giorno di soldi pubblici, cioè nostri.
Narriamo i fatti.

Europa7 è la rete dell’imprenditore Di Stefano, che pur avendo avuto nel ‘99 la concessione dello Stato, non ha mai potuto andare in onda, perché le sue frequenze sono occupate da Rete4, la quale concessione non ha, ma continua a occuparle “in proroga” grazie ai governi di centrosinistra e di centrodestra. Di Stefano si è appellato a Tar, Consiglio di Stato e Corte costituzionale, per avere quello che è un suo diritto. Ma grazie alla legge Gasparri e al successivo aiuto della sinistra governante di Prodi, le frequenze sono rimaste di fatto a Rete 4. Nel mentre, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale si sono pronunciate a favore di Europa7 e contro Rete4. Non solo, anche la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all’anno se Rete4, passando su digitale, non cederà a Europa7 le frequenze che le spettano. In particolare Rete4 costa agli italiani 350.000 euro al giorno, dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo.
Per maggiori dettagli, leggete il Caso Europa7.

Certo fa alquanto incazzare il pensiero che, anche coi miei soldi, viene pagato un capriccio del Cavaliere, per di più quando il capriccio risponde ai nomi di Rete4, Tg4 ed Emilio Fede. La crème della comicità!

I media si stanno sprecando a riportare l’attacco di destra, sinistra (Di Pietro escluso) e amici contro Marco Travaglio. Cosa che non fa che aumentare il disprezzo di molti verso questa classe dirigente che vale zero: dalla sinistra perdente, quella del ridicolo governicchio ombra, che nonostante le batoste continua a tenere lì i soliti rutelli e finocchiaro, alla destra emblema di corruzione e antidemocrazia.
Intanto è giusto partire dai fatti, Marco Travaglio a “Che tempo fa” di sabato scorso, parla, con la sua solita ironia, di destra e sinistra sprecando qualche parola in più per il buon Schifani. Non per altro, ma quello è il presidente del Senato: carica importante. Questo è il video, in tv non l’hanno ritrasmesso. Tutti parlano di un comportamento immondo di Travaglio. Guardate il video e noterete che non c’è nessun comportamento immondo.

Quello che Travaglio ha detto su Schifani, riguardo i suoi rapporti con la mafia, è scritto già su ben 2 libri: “Se li conosci, li eviti” di Gomez e Travaglio e “I complici” di Abbate e Gomez. Peccato che fino a quando la cosa non è stata detta in tv nessuno abbia detto nulla. Il problema sta tutto qui. Le cose non si devono sapere, non si può censurare la stampa, ma la tv deve essere allineata al regime univoco destra-sinistra o veltrusconiano. La gente deve continuare a vivere in un torpore delle idee, in cui la tv mostra tutto, tranne quello che può intaccare la casta.
Alzatosi il polverone e indignatisi tutti dal ciarrapico alla finocchiaro, le conclusioni sono ovvie. Già Gasparri ha anticipato che a fine mese verrà rinominato il direttivo Rai e quindi c’è da aspettarsi una campagna di epurazione di quei due, tre giornalisti scomodi. Schifani, dal canto suo, si è trovato costretto, a furor di casta, a intentar causa contro Travaglio per diffamazione. Causa che non porterà a nulla, sia chiaro; nel mentre si è affrettato a dire che il vil travaglio mina l’armonia della casta.

Imbavagliamo i giornalisti e le opinioni diverse dal regime. Nascondiamo passato, presente e futuro di chi ci governa. Guardiamo la tv. Continuiamoli a votare. E vivremo felici nel paese delle meraviglie.

Articolo di Dario Fo a riguardo.