Marzo 2008


Negli ultimi tempi, in piena campagna elettorale, è affiorata la questione sull’acquisizione di Alitalia. I problemi di Alitalia non sono una novità degli ultimi giorni, si sono alternati vari governi mentre la società è piano piano sprofondata, un po’ come il problema dei rifiuti in Campania. La campagna elettorale ha consentito, così, ai soliti noti di parlare e contraddirsi ed essere contraddetti a più riprese su una eventuale cordata italiana. Al momento il destino più credibile per Alitalia è l’acquisizione da Air France. Tuttavia c’è chi afferma che l’azienda non deve passare in mano straniere. Diceva Samuel Johnson: «Il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni». Questo è indubbiamente vero: basti considerare le famose scalate di Unipol a Bnl e della Bpl ad Antonveneta, i vari italici Consorte, Fiorani & C. appoggiati dall’ex capo di Banca Italia, Fazio; quelle azioni illegali furono tutte fatte in nome dell’Italia e dell’italianità. Peccato che i primi a pagarne le spese furono i piccoli azionisti e tutta quella gente è stata inquisita.
Le parole di oggi sulla cordata italiana non fanno altro che far riaffiorare lo spettro delle scalate passate. Ma ad una prima analisi, sembrano più trovate da campagna elettorale, fatte per racimolare i voti degli stupidi.
Tutto ha avuto inizio dalla comunicazione urbi et orbi di Silvio Berlusconi di fare una cordata italiana, pur di non cedere Alitalia ai francesi. In particolare ha esordito con affermazioni del tipo:

“Dopo l’annuncio della mia contrarietà, Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all’ingresso di Air One.”

“Anche io sarei disponibile ad un sacrificio, ma mi accuserebbero subito di avere un interesse. Potrei partecipare alla pari degli altri, ed anche i miei figli credo che non direbbero di no. La regia dell’operazione resterebbe ad Air One, che potrebbe sfruttare le sinergie con Alitalia. Dietro di lei altri imprenditori e naturalmente delle banche, tra le quali Banca Intesa, che domani , mi dicono, terrà un cda in cui dovrebbe dare via libera all’operazione”

Oggi ha anche aggiunto:

“Benetton, Ligresti, Eni, Mediobanca, ecco la cordata”

Ecco alcune risposte:

“Ma dove sono poi queste cordate strillate sulla stampa e mai pervenute all’azienda?”. Lo ha detto il presidente di Alitalia Mauruzio Prato in polemica con Silvio Berlusconi, aggiungendo che le “possibili cordate appoggiate dalle banche poi farebbero gravare il debito sull’azienda”.

Intesa smentisce Berlusconi: “Alitalia non è all’ordine del giorno”

Nessun contatto tra Berlusconi e Palazzo Chigi

Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha “assolutamente nulla sul tavolo” riguardo a Alitalia: lo ha sottolineato l’amministratore delegato dell’istituto, Corrado Passera

[...]della cordata non faranno parte i figli del Cavaliere: “Dopo le strumentalizzazioni della sinistra vieterei il loro ingresso”.

“Alitalia non è oggi nell’agenda di Eni”. E’ quanto ha sottolineato l’ad del gruppo petrolifero, Paolo Scaroni

“Mediobanca non ha allo studio alcuna ipotesi di cordata nè di ingresso nel capitale Alitalia”. Lo riferisce un portavoce dell’istituto

Questo gioco sui figli che prima partecipano e dopo no, sulle banche e società che dovrebbero partecipare ma in verità smentiscono, sarebbe anche divertente.
Purtroppo non è così. Questo comportamento viene contemplato dal codice penale come insider trading, come spiega giustamente Antonio Di Pietro:

“Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e leader dell’Italia dei Valori rispondendo a una domanda dei giornalisti su Alitalia durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. “Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano – ha aggiunto – annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale”.

Come conseguenza, queste dichiarazioni provocano un’oscillazione continua e forte del titolo Alitalia in borsa, con buona pace dei risparmi dei piccoli investitori.

[Tutte le citazioni sono prese da Repubblica.it]

Ho scritto un articolo, diviso in due parti, sul neoliberismo, mesi fa. Oggi ne torniamo un po’ a parlare.
Negli USA si inizia a parlare di recessione, questo sistema economico è fallito, come è fallito il “comunismo” sovietico, ma con conseguenze devastanti a livello planetario, come ho spiegato nell’altro articolo. E così, mentre gli economisti (neo)liberisti si rendono conto che coloro che passavano per oro era fango, inizia la fuga dalla nave che affonda. Tutti a rinnegare e ad affermare che forse un intervento dello Stato nell’economia è necessario e che non si può lasciare tutto a un libero mercato malato e in mano a sciacalli.
Basta considerare l’ultimo libro dell’ex ministro dell’economia del governo Berlusconi, Tremonti Giulio, che da molti è stato visto in chiave no-global. Questo appare un po’ eccessivo, però è da notare un passo indietro da parte del massimo esponente economico dello schieramento che ha sempre propugnato il liberismo come Vangelo. Tremonti afferma fra l’altro la necessità di un intervento protezionistico dello Stato sull’economia e di rifuggire dagli eccessi di una globalizzazione incontrollata. Meglio tardi che mai, anche se siamo ben lungi da una critica seria alla globalizzazione e al marcio che porta con sé. Saranno dispiaciuti Reagan e Thatcher se il loro castello è crollato, ma c’è gente che oggi ne piange conseguenze ben più gravi: almeno quei due (e molti altri con loro) hanno un patrimonio, guadagnato soprattutto grazie al neoliberismo, su cui contare.

Che le liberalizzazioni non siano questa manna se ne sono resi conto anche in Italia, con l’ultimo giro di liberalizzazioni fatte dal morituro governo dell’Unione. Le liberalizzazioni delle licenze dei taxi e di altri servizi pubblici, per esempio, dovevano portare, in teoria, un miglioramento del servizio e un abbassamento dei prezzi. Invece non si è verificato nulla di ciò. Ovviamente perché nessuno tiene conto degli accordi, dei cartelli fra privati per la scelta di prezzi e servizi. E pensare che oramai dovrebbero essere cose risapute.

E’ scoppiato il caso Ciarrapico.
Introduzione su Giuseppe Ciarrapico. Ciarrapico è un imprenditore. Ex proprietario dell’acqua Ciappazzi, della Fiuggi, dell’A.S. Roma e altro.
Ora è deputato del Pdl, dopo aver ventilato di schierarsi in un primo istante col Pd e nonostante l’amicizia con Storace.

Oggi è la notizia del giorno. Ciarrapico ha avuto un’uscita infelice: “Mai rinnegato il fascismo”. Che poi novità non è. Ciarrapico è notoriamente un “fascio-andreottiano”. Ma d’altronde è realmente questo il problema di Ciarrapico?? Un Bossi, già macchiato di vilipendio alla bandiera, si è fatto, in passato e tuttora, sostenitore di concetti come la secessione o come il razzismo; e inneggia anche alla rivolta armata del popolo padano in caso di mancate vincita alle elezioni. Insomma i media vogliono farci credere che il problema di Ciarrapico sia l’amore per il fascio. Tra l’altro Ciarrapico, secondo un ormai ampiamente denunciato sistema italico, ha rinnegato quanto detto; e Fini ha pure applaudito. Beh forse è il caso di porre in rilievo un’altra questione su Giuseppe Ciarrapico.

Come ho riportato nell’articolo precedente Il concetto di processo politico, Bondi ha affermato che non presenteranno nel Pdl candidati con precedenti penali. Nel caso di Ciarrapico, e non solo, si raggiunge un livello di arte superiore.
Ciarrapico è stato già arrestato varie volte, ma non solo. Riportiamo da wikipedia:

Ciarrapico è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, ridotti in cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Il 18 marzo è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare. E’ entrato a Regina Coeli il 21 marzo e il 24 aprile gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
L’11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti. Dopo sette anni, quindi nel 2000, l’affarista fu definitivamente condannato. Tuttavia venne affidato in ragione della sua età, ai Servizi Sociali.
Condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, e condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in “detenzione domiciliare” per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.

Altro che dire: “Mai rinnegato il fascismo”. I problemi sono altri. Ma per i media importante è l’opinione e non i fatti. Come sempre. Ciarrapico può anche vantare di essere citato ampiamente in una canzone di Elio e le Storie Tese pubblicata nell’album “Peerla” e dal titolo “Sabbiature”. Questa canzone, fra l’altro cantata sul palco del 1 Maggio 1991, fu censurata dalla tv di stato. Riporto la parte di canzone che tratta Ciarrapico:

[...]E dirò di più,
urliamo anche ti amo a Ciarrapico.
L’attuale presidente della Roma.
Che non si capisce come abbia fatto,
lui vendeva il pesce,
c’ha una fedina penale lunga così.
Poi ha conosciuto Andreotti,
è diventato il re delle acque minerali,
ha avuto un prestito da Calvi di 39 miliardi
con cui ha comprato la Fiuggi.
E adesso è il personaggio del giorno
e ha fatto firmare la pace
tra Berlusconi e De Benedetti.
Allora gridiamogli ti amo.
Ti amo Ciarrapico.
Ti amo per quello che hai fatto,
ti amo per l’emissione di assegni a vuoto,
ti amo per la pubblicazione…
per le pubblicazioni oscene,
questo è amore,
e allora lui ha dato amore a noi
e noi gliene diamo a lui.
Urliamogli tutti ti amo Ciarrapico!
One, two, three, four!
Ti amo, ti amo Ciarrapico!
Ti amo Ciarrapico! Ma come no?
Dai in coro: ti amo, ti amo!
Ti amo, ti amo sì ti amo!

Anche questo blog si associa alla manifestazione di amore verso Ciarrapico. Perchè loro amano noi, e noi diamo amore a loro. Ti amo Ciarrapico!