Sabato 26 gennaio 2008 il presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro, si dimette.
Storia bizzarra. La sentenza di primo grado risale al 18 gennaio. Cuffaro è condannato a 5 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. In un paese serio, già all’inizio del processo, l’imputato si sarebbe dimesso, o di sua spontanea volontà o sotto invito dei vertici del suo partito (in questo caso l’UDC). Ma in Italia questo non è successo.
Il 18 Ottobre 2007 Cuffaro disse, alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7, la seguente:
La Sicilia non merita di avere un presidente della Regione condannato. Credo che il mio ruolo istituzionale mi imponga di dimettermi e di lasciare la politica. Subito, dopo la sentenza di primo grado, senza aspettare il verdetto della Cassazione: un’eventuale condanna vale da subito, dovrei continuare a fare il presidente della Regione da condannato e credo che la Sicilia meriti rispetto così come lo merita la magistratura anche se avrei preferito che anche la Procura avesse rispetto nei miei confronti
Buoni propositi.
Subito dopo la condanna, invece, ritratta:
Sono confortato, non sono colluso con la mafia e per questo resto presidente della Regione. Da domani torno al lavoro
Ottimo. Il tutto condito da squisiti cannoli siculi, festeggiamenti e applausi.
Da qui l’indignazione di molti politici e non, ma non dell’UDC (eccetto Tabacci).
Per quanto questa situazione sia surreale, il colmo del ridicolo si raggiunge con le dimissioni. Il 26 gennaio Cuffaro finalmente si dimette. E i commenti sono a sinistra “dimissioni giuste ma tardive”, a destra “grande senso di responsabilità”. Bum!
Fortunatamente c’è qualcuno che si informa sui fatti e dice la verità. Antonio Di Pietro (IdV) dice:
Non si dimette per scelta personale e senso di responsabilità, bensì per evitare un provvedimento che lo avrebbe obbligato a rassegnarle. Cuffaro anticipa una decisione dettata dall’ordinamento vigente, come ho ampiamente argomentato nella lettera che inviai giorni fa al presidente Prodi e ai ministri Lanzillotta e Amato. Le dimissioni di Cuffaro, quindi sono ben altro che un atto etico e morale. La grave condanna riportata e le motivazioni della sentenza non lasciano dubbi: le dimissioni erano e sono l’unica strada da prendere.
Finalmente! Nella sentenza si parla di interdizione dai pubblici uffici. Una norma della legge 55 del 1990, inoltre, stabilisce la rimozione dei consiglieri regionali qualora venissero condannati. Facciamo un altro passo indietro che conferma le parole di Di Pietro. Dispaccio ANSA battuto poche ore prima delle dimissioni di Cuffaro: “Sono tutti concordi sulla sospensione del governatore della Sicilia Cuffaro i pareri degli uffici legislativi dei ministeri. Gli uffici legislativi di Affari Regionali,Interni e Palazzo Chigi,al termine del primo ‘giro’ di confronto, hanno giudicato sufficienti gli elementi contenuti nella sentenza di condanna per decidere la sua sospensione dal consigliere regionale, e quindi da presidente della Regione. Per la stesura del parere definitivo si attenderebbe un ulteriore confronto”.
Cuffaro, appena saputa la fine che lo attendeva, ha solo giocato di anticipo, altro che dimissioni responsabili. Ma i media la verità non l’hanno affatto spiegata.
Presto si andrà a nuove elezioni. Nel mentre il nome del sostituto più quotato è quello di Raffaele Lombardo (Mpa). Ovviamente si cambia sempre in meglio. Passando da uno recentemente condannato a uno che invece è già stato arrestato due volte. Nel mentre il buon Totò si prepara per il prossimo Senato, sempre nelle fila dell’UDC.