Dicembre 28, 2007
Si è parlato molto del G8 di Genova anno 2001. Si è parlato molto dei black block, dei manifestanti. Si è parlato anche della scuola Diaz, e a molti, ma purtroppo pochi, è sorto il dubbio che quello che accadde quella notte fu tortura, squadrismo, schifo.
Alcuni mesi fa, lessi un report di J.Ziegler, relatore all’Onu per il diritto all’alimentazione. Ne riporto qui qualche stralcio.
Venerdì 20 luglio, varie manifestazioni sfilano per Genova. Alle 17.30 Carlo Giuliani viene ucciso da un colpo sparato da un carabiniere. La stessa notte, per ordine di Claudio Scajola, ministro degli Interni del governo Berlusconi, squadre speciali attaccano la scuola Diaz, sede del Genoa Social Forum (raggruppamento autorizzato dal governo). I locali vengono devastati e molti manifestanti arrestati. La maggior parte viene insultata e picchiata. Molti vengono condotti nella caserma di polizia di Bolzaneto dove vengono sbattuti a terra e calpestati, mentre molti altri in ginocchio, sotto minaccia, sono costretti a cantare questa vergognosa canzone:
Un, due, tre
Viva Pinochet
Quattro, cinque, sei
A morte gli ebrei.
Sette, otto, nove
Il negretto non commuove.
I detenuti non erano solo italiani, ma di tutte le parti del mondo, e facenti capo a vari movimenti quali ATTAC, Greenpeace, Amnesty International.
Un ragazzo francese, frustato e torturato, ha raccontato le parole del suo torturatore: “Sei una merda francese…Voglio che tu soffra”.
Simili testimonianze arrivano da alcune appartenenti al gruppo non violento Pink (studentesse dell’Università di Paris-Jussieu). Molte di loro sono state prese a manganellate gratuite per strada, portate in ambulanza all’ospedale Galliera e lì interrogate da alcuni poliziotti. Una ragazza, in preda a forti dolori, aveva chiesto cure, ma il medico rivolgendosi all’infermiera aveva risposto: “Non datele nulla finchè non comincerà a vedere doppio, a vomitare e a trascinarsi per terra”. Un ragazzo dello stesso gruppo racconta: “Hanno confiscato i miei effetti personali. Mi hanno portato in un edificio con quattro celle, con diversi ragazzi allineati contro il muro. Nell’ultima vi erano una quindicina di persone con fronte e mani appoggiate contro il muro e piedi un po’ più indietro, e con il divieto di muoversi. Sono rimasto in questa posizione per cinque ore. Colpivano ripetutamente sulle ferite in modo da non aggiungerne di nuove, oltre quelle constatate in ospedale. Ci picchiavano la testa contro il muro. Ho chiesto un avvocato e in risposta ho avuto altre botte”.
L’avvocato di parte civile, Dario Rossi, narra pure di suoi clienti rimasti in piedi per più di ore, di insulti, di stupri e di torture.
Tutta questa violenza è stata gratuita, verso gente che manifestava in modo non violento (in più hanno testimoniato che i poliziotti evitavano gli scontri con le frange violente per poi picchiare i gruppi non violenti).
C’è poco da aggiungere su certa gente che sfoga la sua frustazione sociale e sessuale su gente inerme.