Si potrebbe pensare che se il neoliberismo uccide il Sud, ma arricchisce tutto il Nord. Ma le cose non stanno così. O almeno stanno così in parte. Il neoliberismo arricchisce i capitalisti del Nord, ma porta alla rovina il proletariato.
Come accennato nella prima parte, le grandi lobby hanno nei paesi del Nord un potere illimitato (tipo Superman, però in versione bastarda). I politici, dal canto loro, o sono succubi delle lobby (basta considerare le eventuali minacce di abbandono dei paesi nel caso di proposta di contributi fiscali più equi) o ne fanno direttamente parte (basta considerare che Bush, Cheney, Rumsfeld, Rice sono o sono stati parte di consigli di amministrazione di grosse lobby del petrolio, tipo Texaco e Enron). Considerato il loro potere, influenzano, direttamente o indirettamente, in modo massiccio, le politiche economiche dei paesi. Facciamo due esempi.
La privatizzazione delle poste in Svizzera o delle FS in Italia.
Consideriamo le prime. Le poste in Svizzera sono state privatizzate, alcuni anni fa. Cosa è cambiato?? 1. I prezzi sono aumentati. 2. Molte poste hanno chiuso perchè reputate non necessarie. 3. Nessuna miglioria nel servizio. Ma perchè l’imprenditore di turno chiude le poste?? Semplice. Se una posta è poco frequentata è inutile, l’imprenditore non ha umanità, guarda solo il suo profitto. Non importa a lui se un anziano non ha più la posta vicino, ed è costretto a usare mezzi per recarsi in un’altra posta. Se la posta implica guadagni sufficienti resta, se no chiude. Consideriamo le seconde. Le FS sono state privatizzate anni addietro. Risultati? 1. I prezzi sono comunque aumentati. 2. Il servizio è ancora più scadente. 3. Molte stazioni hanno chiuso; in certe stazioni hanno anche semplicemente chiuso i servizi igienici (per risparmiare retribuzioni)!! Cosa succede quando una posta o una stazione chiude??? Della gente viene licenziata. Poco importa che farà quella gente. E questo succede in tutte le aziende private. Dall’oggi al domani, un’azienda può anche decidere di fare una (maledetta) fusione con un’altra azienda. Dopo una fusione le quotazioni di quella azienda perdono sempre quotazione. Inoltre la fusione implica sempre un ridimensionamento della singola azienda, con conseguente eliminazione degli esuberi. Vale a dire: licenziamenti. E ovviamente è il proletariato a pagare. I capitalisti sono protetti dal cosiddetto “paracadute d’oro”, di cui parlerò a breve.
Il sistema sanitario degli Stati Uniti.
Riporto una notizia di circa un mese fa dal sito di Alice, che è il primo che mi ha mostrato google.
“Il capo della Casa Bianca ha posto il veto sullo State Children’s Health Insurance Program o Schip, il piano che dà la copertura sanitaria pubblica ai figli di coppie a basso reddito, approvato al Congresso con ampia maggioranza bipartisan. La legge avrebbe stanziato 35 miliardi di dollari aggiuntivi per più di cinque anni per un programma di sanità pubblica amministrato dagli stati. Le risorse aggiuntive sarebbero state coperte dall’aumento delle tasse sui prodotti derivati dal tabacco. I sostenitori del provvedimento dicono che l’aumento avrebbe coperto le spese sanitarie di circa 10 milioni di bambini. Secondo Bush, l’aumento della spesa avrebbe snaturato il programma, nato per far fronte ai bisogni dei bambini più poveri, costituendo un pericoloso passo verso un sistema sanitario pubblico”. Perchè? Se vinci un’elezione devi pagare un prezzo. E Bush lo sa bene. La vittoria di Bush su Gore è stata frutto dell’appoggio delle lobby del petrolio, ma anche del farmaco e altre. Potrebbe mai Bush fare un voltafaccia a chi lo ha aiutato? Ovvio che no. C’è anche da capirlo. Poverino. Peggio per quei bambini. Difendiamo l’interesse delle lobby ultramiliardarie.
Ma ora veniamo a un altro flagello che più di tutti vediamo sulla nostra egoista pelle, ma che comunque è nulla rispetto a quello che accade nel Sud: il precariato.
Giorni fa ho avuto il piacere di sentire una mente illuminata de “Il Sole 24 ore” uscirsene con una bella affermazione: “La flessibilità è necessaria e inevitabile”. Purtroppo, grazie ai media sempre servi delle elite, questa sta diventando una convinzione comune. Già, perchè il mercato del lavoro è madre natura, l’uomo non può intervenire. Certo, per la doxa neoliberista le cose vanno così, ma vallo a spiegare a uno che guadagna, dopo anni, 950 euro al mese per lavorare 8 ore al giorno, che con quella cifra non può farsi una famiglia, e che rischia a fine contratto di non vederselo rinnovato. Certo, posso immaginare che il figlio di quel giornalista non ha sicuramente problemi di precariato, quindi è facile, per il padre, parlare e filosofeggiare. Bene, il fatto che la flessibilità è necessaria e inevitabile, che il mondo deve andare così: è una stronzata. Sono riusciti a convincerci che non abbiamo alternativa al precariato, all’instabilità. Sono riusciti a convincerci che è giusto che un capitalista assuma un proletario a uno stipendio da fame, che lo sfrutti come vuole, ma che possa tranquillamente non rinnovargli il contratto dopo tot mesi o licenziarlo in tronco senza porsi il minimo problema (solo 1 su 25 passa a un lavoro stabile [dato dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i diritti del lavoro]). Quale dio ha imposto all’economia che il capitalista (che spesso è una persona incapace/incompetente) abbia tutto questo potere?? Sono state le lobby e i pensatori neoliberisti che son riusciti a guidare, verso la via della rovina, i governi nazionali (vedasi anche leggi Biagi e Maroni, in Italia). Governi nazionali, che invece di tutelare i servizi indispensabili per il popolo, mantenendoli statali, hanno preferito dare anima e culo ai veri potenti della Terra (quelli che Chomsky chiama grandi personaggi immortali).
D’altronde la differenza fra questi capitalisti e il proletariato si vede anche negli stipendi oltre che nella precarietà.
Consideriamo che nel 2006 vi sono stati 42 dirigenti a guadagnare sopra i 4 milioni di euro (da considerare che queste sono cifre ufficiali), con gente che arriva a toccare i 20 milioni di euro. Un “abbondante” stipendio proletario è pari a 1100 euro al mese, cioè 13200 euro l’anno contro 10000000 euro (medi del campione stimato, senza considerare tutti i premi che i capitalisti si autoelargiscono). Stiamo parlando di un rapporto superiore a 750! Questo implica che i vari Buora, Montezemolo, Tronchetti Provera valgono 750 volte un operaio che sta in catena di montaggio tutto il giorno. Questo più che assurdo, è vergognoso.
1. Il vero lavoro lo svolge la classe operaia, il plusvalore materiale o intellettuale lo mette lei. 2. Questa gente lavora molto meno tempo e in condizioni molto più agiate. 3. Questa gente non merita queste retribuzioni.
Su quest’ultimo punto è necessario soffermarsi. Le retribuzioni degli imprenditori sono decise dagli imprenditori. Quindi è abbastanza normale spiegarsi queste cifre. Inoltre questa gente ha realmente queste capacità?? Ovviamente no. Il capitalista medio è una persona furba ma di dubbie capacità, che una volta al potere si comporta da sanguisuga, assorbe le risorse dell’azienda, fa scelte imprenditoriali scellerate e la porta al fallimento (in Italia di questi casi ne abbiamo tantissimi, anche solo considerando il caso Pirelli-Telecom). Una volta che l’azienda è al collasso si procede all’eliminazione degli esuberi, cioè al licenziamento dei dipendenti. Ma cosa accade quando l’azienda fallisce?? Che fine fa il capitalista? Qui entra in gioco il succitato paracadute d’oro. Come si può capire dal termine, l’imprenditore in caso di fallimento destina (o ha già predestinato, vedasi i casi SwissAir e Merck) una buona uscita ultramiliardiaria, che consente da un lato una rilassante vecchiaia in una lussuosa villa e dall’altro preleva le ultimissime risorse a un’azienda già distrutta.
Tutto ciò ce lo vogliono passare per oro, mentre invece è solo merda.