Il neoliberismo è forse il più grande flagello di questo secolo e del secolo precedente, peggio dell’aids, di Bush o di certe trasmissioni televisive. Il numero di morti (fisiche e psicologiche) causate da questa ideologia foriera di libertà è ben superiore a quello delle grandi guerre dello scorso secolo.
Analizzeremo in questo post le differenze fra neoliberismo e liberismo, la psicopatologia che affligge chi sostiene il neoliberismo e come quest’ultimo sia oggi causa di morte nel Sud del mondo. Nella seconda parte analizzeremo i danni provocati dal neoliberismo nel Nord del mondo. Secondo molti, stolti, neoliberismo è equivalente di libertà.
Ho letto anche da qualche parte che neoliberismo equivale a “società libera”. Purtroppo le cose non sono così banali.
Il neoliberismo, prende spunto dal liberismo, peggiorandolo in maniera drastica, e ha come “padri fondatori”, conservatori come Reagan e Thatcher. Facciamo un passo indietro. I pensatori maggiori del liberismo furono Smith e Ricardo. In particolare Adam Smith è stato uno degli economisti più intelligenti della storia, al pari di Marx e Keynes. Nel suo “La ricchezza delle nazioni”, Smith proponeva la soluzione del mercato libero, postulando che un mercato libero si autoregoli. Inoltre capì che il liberismo crea disparità, gente molto ricca e gente molto povera. Tuttavia introdusse il concetto di “effetto a catena”(trickle-down effect) del liberismo, e cioè che al momento che un capitalista si arricchisce al punto di soddisfare i suoi bisogni vitali, penserà lui stesso a redistribuire il suo reddito in eccesso. D’altronde è anche vero, è sensato. Pensiamo ai vari capitalisti ultramiliardari, per esempio Bill Gates, cosa se ne fanno di tutto quel denaro??? Basterebbe solo una piccola parte del loro capitale per soddisfare qualsiasi bisogno primario ma anche qualsiasi loro vizio, vizietto che sia. Potrebbero tranquillamente redistribuire il capitale in eccesso ed estinguere subito il debito di tutti i paesi poveri del Mondo: per Smith sarebbe andata così. Ma purtroppo Smith non aveva fatto i conti con l’essere umano. Cioè non aveva capito che il tutto non si ferma al capitale, ma vi è un altro fattore: il potere. Le grandi lobby, coi loro infiniti capitali, hanno un immenso potere economico, ma anche politico, sociale, mediatico, ecc. E purtroppo la brama di potere dell’animale umano non ha limiti, non si sazia.
Questo è il grande bug del liberismo.
Vediamo meglio in cosa differisce il neoliberismo dal liberismo. Il neoliberismo si basa su degli “accordi di libero scambio” che vengono concordati dalle grandi lobby e dai politici imperialisti. Questi accordi prevedono l’imposizione di prezzi di monopolio e di altre misure altamente protezionistiche (nei paesi del Nord) a vantaggio delle multinazionali; escludono invece (nei paesi del Sud) tutte le misure che sono state utilizzate dai paesi del Nord per raggiungere il loro attuale stato di sviluppo, tra cui gli sforzi fatti dallo Stato per aiutare il popolo contro gli investitori. Inoltre garantiscono la libera circolazione dei capitali ma non dei lavoratori, che era uno dei principali dogmi della teoria di Smith. Definiscono il concetto di scambio in termini molto ampi includendo i trasferimenti interni delle società oltre i confini nazionali. Infine cercano di mantenere il dibattito economico lontano dalla visione popolare. Tutti gli storici dell’economia convengono che non vi è mai stato, in nessun paese, sviluppo economico durante una fase neoliberista dell’economia.
Gli stati che propugnano il neoliberismo non lo praticano. Basta considerare gli USA. Ogni qualvolta gli USA hanno applicato politiche neoliberiste all’interno del loro paese, eliminando quindi qualsiasi intervento statale, sono andati incontro a stalli economici o addirittura a recessione. Tuttavia lo hanno sempre applicato nei paesi da loro colonizzati: Cambogia, Haiti, El Salvador, ecc. Rendere libera l’economia dei paesi colonizzati è un grosso favore alle aziende americane (o del Nord in genere). Infatti dal momento che una multinazionale può competere alla pari con un piccolo produttore di un paese povero, lo distrugge. Se lo Stato non è in grado di difendere il piccolo produttore locale, che va incontro a spese maggiori di quelle di una multinazionale che sfrutta a piene mani da paesi in cui non pagano tasse e in cui la manodopera praticamente non viene retribuita, è normale che il produttore locale è destinato a chiudere, a morire di fame. Di certo i paesi neoliberisti non si sognerebbero mai di applicare questo neoliberismo alle industrie del loro paese che invece vengono protette.
Un’altra applicazione infame del neoliberismo è la privatizzazione a oltranza. La privatizzazione a oltranza di servizi indispensabili per la popolazione è applicata in paesi del Sud alla mercè dei paesi del Nord, ma anche in alcuni paesi del Nord (USA, Svizzera, come vedremo nella seconda parte). Questa è ottenuta anche tramite una drastica riduzione delle tasse alle imprese, che intacca la base imponibile riducendo all’osso il settore pubblico. Un esempio significativo è la privatizzazione delle vaccinazioni del bestiame in Guinea. In questa folle politica entrano in gioco FMI, WTO e Banca Mondiale. Queste sono la parte malata dell’Onu. Sono associazioni costituite da rappresentanti dei paesi ricchi, rappresentanti ovviamente strettamente legati alle lobby capitaliste, che impongono l’economia ai paesi poveri. Basta che un paese povero chieda un prestito alla Banca Mondiale per entrare in una morsa dalla quale non si libererà mai più. Poichè per ricevere il denaro, il paese povero dovrà sottostare alle politiche economiche di queste associazioni e quindi delle grandi lobby: entrerà in un circolo vizioso di impoverimento.
Tornando alla vaccinazione del bestiame. Il governo della Guinea ha introdotto anni addietro la vaccinazione del bestiame per evitare epidemie dannose. Cosa per altro giustissima. Dapprincipio i vaccini erano reperibili nelle piccole farmacie locali, i prezzi erano accessibili a tutti gli allevatori. Questo finchè i vaccini diventarono prerogativa delle multinazionali e dei loro brevetti. Nell’86 il FMI ordinò infatti lo scioglimento del servizio veterinario nazionale. Il tutto a discapito degli allevatori locali che in buona parte sono stati obbligati ad abbandonare il loro bestiame o a rivenderlo a prezzi ridicoli, visto che i farmaci in mano ai privati erano spesso scaduti(per assenza di controllo) o comunque a prezzi, decisi dalle multinazionali, superiori alle possibilità del piccolo allevatore.
Il giovane neoliberista di turno, convinto dal martellamento mediatico, dovrebbe dissentire su ciò, partendo dall’assunto che la privatizzazione e la concorrenza che ne deriva abbassa i prezzi. Questo assunto è SBAGLIATO! Basta anche vedere i prezzi della telefonia mobile in Italia, man mano che sono nate nuove aziende di telefonia. I prezzi non si abbassano ma vengono stabiliti da cartelli. Le società si accordano per fornire i loro servizi a prezzi simili e in questo modo possono rincarare i prezzi a piacere, creando un monopolio di cartello. E a differenza di un monopolio statale, il monopolio di cartello non ha umanità: ha il solo compito di incrementare i profitti aziendali fregandosene altamente della fornitura essenziale di servizi per il popolo. Questo tema verrà meglio approfondito nella seconda parte.
