I media si stanno sprecando a riportare l’attacco di destra, sinistra e amici contro Marco Travaglio. Cosa che non fa che aumentare il disprezzo di molti verso questa classe dirigente che vale zero: dalla sinistra perdente, quella del ridicolo governicchio ombra, che nonostante le batoste continua a tenere lì i soliti rutelli e finocchiaro, alla destra emblema di corruzione e antidemocrazia.
Intanto è giusto partire dai fatti, Marco Travaglio a “Che tempo fa” di sabato scorso, parla, con la sua solita ironia, di destra e sinistra sprecando qualche parola in più per il buon Schifani. Non per altro, ma quello è il presidente del Senato: carica importante. Questo è il video, in tv non l’hanno ritrasmesso. Tutti parlano di un comportamento immondo di Travaglio. Guardate il video e noterete che non c’è nessun comportamento immondo.

Quello che Travaglio ha detto su Schifani, riguardo i suoi rapporti con la mafia, è scritto già su ben 2 libri: “Se li conosci, li eviti” di Gomez e Travaglio e “I complici” di Abbate e Gomez. Peccato che fino a quando la cosa non è stata detta in tv nessuno abbia detto nulla. Il problema sta tutto qui. Le cose non si devono sapere, non si può censurare la stampa, ma la tv deve essere allineata al regime univoco destra-sinistra o veltrusconiano. La gente deve continuare a vivere in un torpore delle idee, in cui la tv mostra tutto, tranne quello che può intaccare la casta.
Alzatosi il polverone e indignatisi tutti dal ciarrapico alla finocchiaro, le conclusioni sono ovvie. Già Gasparri ha anticipato che a fine mese verrà rinominato il direttivo Rai e quindi c’è da aspettarsi una campagna di epurazione di quei due, tre giornalisti scomodi. Schifani, dal canto suo, si è trovato costretto, a furor di casta, a intentar causa contro Travaglio per diffamazione. Causa che non porterà a nulla, sia chiaro; nel mentre si è affrettato a dire che il vil travaglio mina l’armonia della casta.

Imbavagliamo i giornalisti e le opinioni diverse dal regime. Nascondiamo passato, presente e futuro di chi ci governa. Guardiamo la tv. Continuiamoli a votare. E vivremo felici nel paese delle meraviglie.

Articolo di Dario Fo a riguardo.

Dopo Sex Crimes and Vatican, un altro documentario, dal titolo Hand of God, sulla Chiesa o, meglio, su una parte malata di quest’ultima.

Il video è tratto dal sito Bispensiero ed è in inglese con sottotitoli in italiano.

Magari un giorno lo vedremo anche in Tv, sperando su Santoro o pochi altri.

Le elezioni sono passate, finite, come sempre con vincitori e vinti. Tutto è andato secondo i sondaggi. Forse non tutti si aspettavano la sinistra arcobaleno fuori dal parlamento. C’è chi se l’è presa con la mancanza di falce e martello, chi con Veltroni, chi con il fato avverso e forse qualcuno anche con gli gnomi. Indubbiamente la questione del voto utile ha pesato in qualche modo, ma forse si farebbe meglio a capire le proprie colpe. La sinistra ha sempre rappresentato, universalmente, lo schieramento a favore dei lavoratori, quello che dovrebbe appianare le differenze fra ricchi e poveri in un paese, potendo così contare su una fascia della popolazione “irriducibile”. In 2 anni di governo, quelli che si vantano di essere “comunisti”, infangandone il significato, si sono venduti per un pugno di euro, arrivando a dire che “Berlusconi è simpatico”, a non proporre nulla di valido per la lotta al precariato, a fare spallucce quando qualcuno gli ricordava che nel loro programma c’era l’eliminazione delle leggi vergogna del Berlusconi II. Un comunista non può condividere questi “comunisti”.
Certo non è la fine dei partiti comunisti in Italia, non sia mai che ponderino di dedicarsi a qualche altra attività, viste le palesi incapacità politiche. Ricompariranno in qualche modo in futuro. Sia chiaro, un partito comunista in Italia, figlio degli ideali buoni della resistenza, è necessario. Ma non con questa gente.
La scomparsa provvisoria del comunismo in Italia provoca, tuttavia, qualcosa di veramente devastante, ecatombico. Il Cavaliere ha fatto, dal 1994, della sua presenza in politica una continua lotta contro i comunisti, contro il comunismo, contro Marx, ecc. Menomale che gli hanno spiegato che i comuni, i comodini, le comari sono altra cosa … se no vivremmo in un mondo più vuoto. E adesso? E adesso chi demonizzerà?? Chi attaccherà??

Fortunatamente la storia ci viene in soccorso. Andiamo negli USA. Gli USA, durante la guerra fredda, affermarono che il pericolo maggiore per l’umanità era il comunismo sovietico. Poi il comunismo sovietico è deceduto; e l’attenzione si è spostata sul terrorismo. In breve da comunismo a terrorismo. Per una sorta di transitività potremmo pensare che anche il Cavaliere si adeguerà. Oppure magari porterà in Italia l’innovazione di cui TUTTI abbiamo bisogno, spostando il ruolo di nemico, dal comunismo, magari, al favismo, all’ipotiroidismo. Finalmente forse qualcosa di veramente utile per la gente.

Ai posteri l’ardua sentenza …

Fra poche ore si chiuderà la tornata elettorale. In molti hanno fatto outing sul loro intento di voto. Personalmente ho votato ieri sera. E non ho potuto fare altro che votare l’Italia dei Valori.
I motivi sono tanti. Escluso a priori il voto per il Popolo della libertà (di rubare), che nella persona del candidato premier Berlusconi, è emblema di antidemocrazia, di illegalità e di quant’altro sia inaccettabile al governo. Esclusi i partiti di destra e quelli di centro in cui non posso identificarmi, restava la sinistra. La Sinistra Arcobaleno la reputo una delusione profonda. Per quanto le mie idee coincidano maggiormente con le loro, non posso passare sopra ai loro due anni al governo in cui si sono rivelati conniventi con la destra. Sono passati sopra le leggi ad personam (così come l’attuale Pd), hanno votato a favore dell’indulto salva-previti (così come l’attuale Pd) e non sono stati in grado di fare una politica seria in sostegno dei giovani precari.
L’Italia dei Valori, per quanto non sia stata avulsa da errori, è per me la scelta migliore. Antonio Di Pietro ha rappresentato, ai tempi di Mani Pulite, la lotta contro un sistema malato, di cui ancora paghiamo il prezzo, grazie al mega-debito ereditato. Inoltre il buon Tonino, non solo si è schierato contro l’indulto e contro le leggi ad personam del governo Berlusconi (non per niente è, di certo, il più odiato dal cavaliere), ma ha anche fatto pressioni per avere liste pulite in Parlamento. A riguardo allego la lista dei 101 candidati con fedina penale sporca, presa dal blog di Travaglio/Gomez/Corrias. A prescindere dalla pole position del Pdl, è da notare come l’unica lista veramente pulita sia quella dell’Italia dei Valori. Questa cosa non è affatto banale, chi farebbe amministrare casa propria a un inquisito/condannato?? Credo nessuno. Non vedo perchè nel caso dello Stato bisogna essere più permissivi.
Comunque vada, sarà un successo, per loro.

Breve sommario.

Marcello Dell’Utri
In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell’Utri a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.

Vittorio Mangano

Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse tra il 1973 e il 1975.
Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all’ ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest’ultimo vittima della “lupara bianca” nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l’esecutore materiale. Verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D’Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.

Detto ciò, andiamo alle affermazioni odierne del “bibliofilo” Dell’Utri:

Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E’ un eroe, a modo suo.

Un mafioso eroe. Altro che Falcone e Borsellino.

Inoltre ha aggiunto:

I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione

Esattamente come il Grande Fratello in 1984 di Orwell. Peccato che il romanzo di Orwell fosse una critica feroce allo stalinismo e ai totalitarismi in generale.
Dell’Utri è un esponente del Pdl.

Il comandamento finale della Fattoria degli Animali di George Orwell recitava: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Oggigiorno il pensiero orwelliano è ancora attualissimo, nonostante l’occidente non abbia più totalitarismi come quello nazista in Germania o comunista in Russia. Oggi giorno tutto è diventato di certo meno cruento, ma più subdolo e sottile.

Leggendo Corriere.it (ma la notizia si trova ovunque) ci si può imbattere in alcune affermazioni del Cavaliere. In particolare:

[se le]«tasse sono tra il 50 e il 60% come accade per le imprese, è giustificato mettere in atto l’elusione o l’evasione».

«Continuo a usare il telefonino con la più ampia libertà, ma se escono di nuovo fuori registrazioni lascio questo Paese. Permetteremo le intercettazioni solo per reati di terrorismo e criminalità organizzata».

Partiamo dalla prima affermazione. Anche il leader Udc, Casini, ha candidamente affermato che “chi giustifica l’evasione fiscale e si propone di governare il Paese è un pericolo pubblico”. Una delle classiche gaffes arcoriane, si potrebbe pensare. Peccato che, dati alla mano, si può concludere che non trattasi di gaffes ma di piena convinzione. Nel 2002 il governo Berlusconi, nella persona di Tremonti Giulio, vara un condono fiscale che fa rientrare un po’ di capitale nelle casse dello Stato ma ne brucia moltissimo altro, potenziale. Berlusconi all’epoca affermò che Mediaset non avrebbe sfruttato il condono fiscale. Infatti è stato accertato che, grazie al condono, Mediaset ha risparmiato circa 162 milioni di euro per l’evasione accertata sull’acquisto dei diritti cinematografici avvenuta nel 1994 e nel 1995: avrebbe dovuto sborsare 197 milioni. Ne ha pagati solo 35.

Continuiamo con la seconda affermazione. Le intercettazioni sono regolamentate dalla Legge Boato. La quale, in breve, afferma che un pubblico ministero può acquisire intercettazioni telefoniche ma per poterle utilizzare deve richiedere autorizzazione al Parlamento (al momento che le intercettazioni arrivano agli avvocati e quindi in Parlamento, diventano pubbliche). Inoltre se si intercettano terzi, che non siano parlamentari, le parti di conversazione con parlamentari devono essere omesse. Se il Parlamento è contrario le intercettazioni si possono bruciare. Questa gente è più uguale degli altri. Quando a maggior ragione, essendo loro rappresentanti del popolo e persone pubbliche, il loro operato dovrebbe essere alla luce del sole e, a maggior ragione, perseguibile se illecito. Quindi ha poco da sbraitare il buon Silvio, visti i favori che hanno i “più uguali” o la casta (che è molto di moda). Inoltre limitare le intercettazioni solo a terrorismo e criminalità organizzata è un po’ ridicolo. Forse che i reati dei colletti bianchi sono piacevoli?? Forse che corrompere un giudice, evadere, pagare mazzette o commettere altri reati finanziari non arreca danni allo Stato e alla collettività??

Ma cosa abbiamo noi da obiettare? Lui è più uguale di noi.

Negli ultimi tempi, in piena campagna elettorale, è affiorata la questione sull’acquisizione di Alitalia. I problemi di Alitalia non sono una novità degli ultimi giorni, si sono alternati vari governi mentre la società è piano piano sprofondata, un po’ come il problema dei rifiuti in Campania. La campagna elettorale ha consentito, così, ai soliti noti di parlare e contraddirsi ed essere contraddetti a più riprese su una eventuale cordata italiana. Al momento il destino più credibile per Alitalia è l’acquisizione da Air France. Tuttavia c’è chi afferma che l’azienda non deve passare in mano straniere. Diceva Samuel Johnson: «Il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni». Questo è indubbiamente vero: basti considerare le famose scalate di Unipol a Bnl e della Bpl ad Antonveneta, i vari italici Consorte, Fiorani & C. appoggiati dall’ex capo di Banca Italia, Fazio; quelle azioni illegali furono tutte fatte in nome dell’Italia e dell’italianità. Peccato che i primi a pagarne le spese furono i piccoli azionisti e tutta quella gente è stata inquisita.
Le parole di oggi sulla cordata italiana non fanno altro che far riaffiorare lo spettro delle scalate passate. Ma ad una prima analisi, sembrano più trovate da campagna elettorale, fatte per racimolare i voti degli stupidi.
Tutto ha avuto inizio dalla comunicazione urbi et orbi di Silvio Berlusconi di fare una cordata italiana, pur di non cedere Alitalia ai francesi. In particolare ha esordito con affermazioni del tipo:

“Dopo l’annuncio della mia contrarietà, Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all’ingresso di Air One.”

“Anche io sarei disponibile ad un sacrificio, ma mi accuserebbero subito di avere un interesse. Potrei partecipare alla pari degli altri, ed anche i miei figli credo che non direbbero di no. La regia dell’operazione resterebbe ad Air One, che potrebbe sfruttare le sinergie con Alitalia. Dietro di lei altri imprenditori e naturalmente delle banche, tra le quali Banca Intesa, che domani , mi dicono, terrà un cda in cui dovrebbe dare via libera all’operazione”

Oggi ha anche aggiunto:

“Benetton, Ligresti, Eni, Mediobanca, ecco la cordata”

Ecco alcune risposte:

“Ma dove sono poi queste cordate strillate sulla stampa e mai pervenute all’azienda?”. Lo ha detto il presidente di Alitalia Mauruzio Prato in polemica con Silvio Berlusconi, aggiungendo che le “possibili cordate appoggiate dalle banche poi farebbero gravare il debito sull’azienda”.

Intesa smentisce Berlusconi: “Alitalia non è all’ordine del giorno”

Nessun contatto tra Berlusconi e Palazzo Chigi

Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha “assolutamente nulla sul tavolo” riguardo a Alitalia: lo ha sottolineato l’amministratore delegato dell’istituto, Corrado Passera

[...]della cordata non faranno parte i figli del Cavaliere: “Dopo le strumentalizzazioni della sinistra vieterei il loro ingresso”.

“Alitalia non è oggi nell’agenda di Eni”. E’ quanto ha sottolineato l’ad del gruppo petrolifero, Paolo Scaroni

“Mediobanca non ha allo studio alcuna ipotesi di cordata nè di ingresso nel capitale Alitalia”. Lo riferisce un portavoce dell’istituto

Questo gioco sui figli che prima partecipano e dopo no, sulle banche e società che dovrebbero partecipare ma in verità smentiscono, sarebbe anche divertente.
Purtroppo non è così. Questo comportamento viene contemplato dal codice penale come insider trading, come spiega giustamente Antonio Di Pietro:

“Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e leader dell’Italia dei Valori rispondendo a una domanda dei giornalisti su Alitalia durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. “Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano - ha aggiunto - annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale”.

Come conseguenza, queste dichiarazioni provocano un’oscillazione continua e forte del titolo Alitalia in borsa, con buona pace dei risparmi dei piccoli investitori.

[Tutte le citazioni sono prese da Repubblica.it]

Ho scritto un articolo, diviso in due parti, sul neoliberismo, mesi fa. Oggi ne torniamo un po’ a parlare.
Negli USA si inizia a parlare di recessione, questo sistema economico è fallito, come è fallito il “comunismo” sovietico, ma con conseguenze devastanti a livello planetario, come ho spiegato nell’altro articolo. E così, mentre gli economisti (neo)liberisti si rendono conto che coloro che passavano per oro era fango, inizia la fuga dalla nave che affonda. Tutti a rinnegare e ad affermare che forse un intervento dello Stato nell’economia è necessario e che non si può lasciare tutto a un libero mercato malato e in mano a sciacalli.
Basta considerare l’ultimo libro dell’ex ministro dell’economia del governo Berlusconi, Tremonti Giulio, che da molti è stato visto in chiave no-global. Questo appare un po’ eccessivo, però è da notare un passo indietro da parte del massimo esponente economico dello schieramento che ha sempre propugnato il liberismo come Vangelo. Tremonti afferma fra l’altro la necessità di un intervento protezionistico dello Stato sull’economia e di rifuggire dagli eccessi di una globalizzazione incontrollata. Meglio tardi che mai, anche se siamo ben lungi da una critica seria alla globalizzazione e al marcio che porta con sé. Saranno dispiaciuti Reagan e Thatcher se il loro castello è crollato, ma c’è gente che oggi ne piange conseguenze ben più gravi: almeno quei due (e molti altri con loro) hanno un patrimonio, guadagnato soprattutto grazie al neoliberismo, su cui contare.

Che le liberalizzazioni non siano questa manna se ne sono resi conto anche in Italia, con l’ultimo giro di liberalizzazioni fatte dal morituro governo dell’Unione. Le liberalizzazioni delle licenze dei taxi e di altri servizi pubblici, per esempio, dovevano portare, in teoria, un miglioramento del servizio e un abbassamento dei prezzi. Invece non si è verificato nulla di ciò. Ovviamente perché nessuno tiene conto degli accordi, dei cartelli fra privati per la scelta di prezzi e servizi. E pensare che oramai dovrebbero essere cose risapute.

E’ scoppiato il caso Ciarrapico.
Introduzione su Giuseppe Ciarrapico. Ciarrapico è un imprenditore. Ex proprietario dell’acqua Ciappazzi, della Fiuggi, dell’A.S. Roma e altro.
Ora è deputato del Pdl, dopo aver ventilato di schierarsi in un primo istante col Pd e nonostante l’amicizia con Storace.

Oggi è la notizia del giorno. Ciarrapico ha avuto un’uscita infelice: “Mai rinnegato il fascismo”. Che poi novità non è. Ciarrapico è notoriamente un “fascio-andreottiano”. Ma d’altronde è realmente questo il problema di Ciarrapico?? Un Bossi, già macchiato di vilipendio alla bandiera, si è fatto, in passato e tuttora, sostenitore di concetti come la secessione o come il razzismo; e inneggia anche alla rivolta armata del popolo padano in caso di mancate vincita alle elezioni. Insomma i media vogliono farci credere che il problema di Ciarrapico sia l’amore per il fascio. Tra l’altro Ciarrapico, secondo un ormai ampiamente denunciato sistema italico, ha rinnegato quanto detto; e Fini ha pure applaudito. Beh forse è il caso di porre in rilievo un’altra questione su Giuseppe Ciarrapico.

Come ho riportato nell’articolo precedente Il concetto di processo politico, Bondi ha affermato che non presenteranno nel Pdl candidati con precedenti penali. Nel caso di Ciarrapico, e non solo, si raggiunge un livello di arte superiore.
Ciarrapico è stato già arrestato varie volte, ma non solo. Riportiamo da wikipedia:

Ciarrapico è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, ridotti in cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Il 18 marzo è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare. E’ entrato a Regina Coeli il 21 marzo e il 24 aprile gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
L’11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti. Dopo sette anni, quindi nel 2000, l’affarista fu definitivamente condannato. Tuttavia venne affidato in ragione della sua età, ai Servizi Sociali.
Condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, e condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in “detenzione domiciliare” per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.

Altro che dire: “Mai rinnegato il fascismo”. I problemi sono altri. Ma per i media importante è l’opinione e non i fatti. Come sempre. Ciarrapico può anche vantare di essere citato ampiamente in una canzone di Elio e le Storie Tese pubblicata nell’album “Peerla” e dal titolo “Sabbiature”. Questa canzone, fra l’altro cantata sul palco del 1 Maggio 1991, fu censurata dalla tv di stato. Riporto la parte di canzone che tratta Ciarrapico:

[...]E dirò di più,
urliamo anche ti amo a Ciarrapico.
L’attuale presidente della Roma.
Che non si capisce come abbia fatto,
lui vendeva il pesce,
c’ha una fedina penale lunga così.
Poi ha conosciuto Andreotti,
è diventato il re delle acque minerali,
ha avuto un prestito da Calvi di 39 miliardi
con cui ha comprato la Fiuggi.
E adesso è il personaggio del giorno
e ha fatto firmare la pace
tra Berlusconi e De Benedetti.
Allora gridiamogli ti amo.
Ti amo Ciarrapico.
Ti amo per quello che hai fatto,
ti amo per l’emissione di assegni a vuoto,
ti amo per la pubblicazione…
per le pubblicazioni oscene,
questo è amore,
e allora lui ha dato amore a noi
e noi gliene diamo a lui.
Urliamogli tutti ti amo Ciarrapico!
One, two, three, four!
Ti amo, ti amo Ciarrapico!
Ti amo Ciarrapico! Ma come no?
Dai in coro: ti amo, ti amo!
Ti amo, ti amo sì ti amo!

Anche questo blog si associa alla manifestazione di amore verso Ciarrapico. Perchè loro amano noi, e noi diamo amore a loro. Ti amo Ciarrapico!

Processo politico: dicasi processo politico qualsiasi processo intentato contro deputati del Pdl, indipendentemente dal fatto che il reato sia stato effettivamente accertato con prove schiaccianti.

Partendo da questa definizione ad hoc, possiamo giustificare le affermazioni dell’on. Bondi del Pdl:

Eventuali procedimenti penali che riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati, esclusi naturalmente quelli che, come sappiamo, hanno un origine di carattere politico costituiscono un motivo sufficiente di esclusione dalle liste, soprattutto per un partito come il nostro che ha sempre potuto vantare un’assoluta onestà da parte di tutti i suoi rappresentanti.

Sull’assoluta onestà dei rappresentanti di Forza Italia si può solo ridere, onde evitare l’impietoso svisceramento di liste fatte da decine e decine di condannati e inquisiti.
Possiamo, quindi, trarre la conclusione che l’essere iscritti al Pdl consenta di avere una immunità morale(e magari, un giorno, pure parlamentare), figlia della definizione di processo politico suddetta.

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